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Noto, 16 mar – A Noto la bellissima fontana di piazza 3 ottobre è stata vandalizzata: il putto che decora la fontana e dal quale esce il getto d’acqua è stato decapitato. Per il sindaco è una “bravata”.

Noto, lo sfregio alla fontana

Non ci piace molto, anzi per nulla, usare la definizione di furbo. Sebbene nella sua accezione vezzeggiativa sia entrato nel lessico quotidiano in forma negativa la persona furba presuppone un’intelligenza vivace capace di essere “accorta nel fare il proprio tornaconto, nell’evitare di cadere in inganni e tranelli e nel cavarsela da situazioni imbrogliate o pericolose” (dal dizionario della Treccani, n.d.r.). Ma alla fine come dovremmo definire tre minorenni e le loro famiglie che “spontaneamente” si sono presentati davanti al Sindaco della città di Noto per autodenunciarsi del danneggiamento della statua di una fontana in pieno centro storico, avvenuto solo un giorno prima?

Il putto decapitato della fontana

I fatti: domenica mattina, 14 marzo, compaiono, su diversi profili personali social, le foto del putto, posto al centro di un’antica fontana in pietra, decapitato (la testa verrà poi recuperata all’interno immersa nell’acqua della stessa fontana). Forte l’indignazione espressa nei tanti commenti ai post, inevitabile la caccia ai responsabili. Si fa appello ai possibili testimoni e soprattutto ad una denuncia che scatti subito per poter permettere alle Forze dell’Ordine di visionare le immagini delle numerose telecamere di videosorveglianza presenti nella piazzetta 3 Ottobre, lungo la principale arteria cittadina. Già, le telecamere, quelle comunali, quelle di una banca e di un esercizio commerciale, impossibile non riuscire a risalire ai responsabili! Un gioco da ragazzi scoprirli, proprio quello che poi, solo la mattina dopo, sarebbe stato definito come la causa del danno alla fontana.

Per il sindaco di Noto è una “bravata”

Prendere a pietrate o a pallonate una fontana è diventato un passatempo? E da quando? Eppure il sindaco Corrado Bonfanti ha definito il gesto una “bravata” nel comunicare, attraverso il proprio profilo social istituzionale, che i genitori dei tre minorenni responsabili si erano presentati al suo cospetto per autodenunciarsi. Furbetti loro, si proprio furbetti, perfettamente consapevoli che fosse una questione di ore e poi l’identità sarebbe stata scoperta e così hanno pensato bene di prevenire, promettendo di pagare anche i danni. E sarebbe proprio il minimo!

La fontana di Noto: i danni (reali) del lockdown

Tentare di sminuire gli atti vandalici è operazione assai pericolosa, guai ad adottare pacche sulle spalle o a giustificare la vivacità del ragazzino che si inventa nuovi passatempi, visto che a casa possibilmente non può nemmeno giocare perché rischia di rompere mobili e monili preziosi (e lì si arrivano le sculacciate e le punizioni). A loro discolpa forse sarebbe stato meglio parlare di energie imprigionate e represse da mesi di chiusura in casa (abbiamo già celebrato un anno) e coprifuoco, o tornare sul tema della mancanza di spazi pubblici dove giocare. E infine ci vengono in mente loro, i famigerati BLM, quelli che le statue le buttano giù in nome di una lotta al razzismo che diventa essa stessa razzismo, oltre ad incivile e insopportabile protesta che danneggia il patrimonio storico culturale delle nostre città.

Siamo convinti che questi ragazzini di una città siciliana patrimonio Unesco magari non conoscono questi manifestanti d’odio razziale, ma il loro gesto potrebbe iniziare a suscitare meno sdegno di quanto non meriti. I processi educativi, soprattutto nelle giovani generazioni, prendono linfa dagli esempi e dunque oltre a condannare gesti come questi bisogna fare attenzione anche a quali modelli proporre loro, e a non giustificare l’inciviltà in nome del politicamente corretto. Mai!

Emanuela Volcan

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