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L’ultima edizione de l’Unità, uscita ieri in formato digitale

Roma, 4 giu – Ieri, ad un giorno esatto da quella festa della Repubblica nata dal referendum del 1946 e che il quotidiano fondato da Antonio Gramsci aveva all’epoca celebrato con enfasi trionfale, l’Unità ha cessato le proprie pubblicazioni. Da settimane il fu organo ufficiale del Partito Comunista non usciva in edicola, complice il mancato pagamento dei crediti vantati dallo stampatore che aveva deciso così di bloccato le rotative. Gli abbonati potevano consolarsi – al netto di qualche problema segnalato con lo scaricamento del pdf – con l’edizione online, che ieri ha caricato su internet la sua ultima copertina.



Nato nel 1924 sotto la guida del filosofo comunista Antonio Gramsci e da sempre legato intimamente alle sorti del più grande partito comunista del blocco occidentale, già nel 2000 dopo la ‘privatizzazione’ di tre anni prima – con niente meno che Alfio Marchini e il gruppo Angelucci a prenderne in mano le sorti – aveva chiuso i battenti, salvo poi riaprire l’anno successivo. La nuova studia dura meno di tre lustri, dato che nel 2014 fa ancora bancarotta, lasciando 125 milioni di euro di debiti che hanno comportato, fra le altre cose, anche il pignoramento della casa dell’allora direttore Concita De Gregorio.

Il 2015 è l’anno della seconda rinascita, con il Pd che entra nell’azionariato con il 20% delle quote. Inizia così una nuova stagione sotto il segno di una guareschiana obbedienza cieca, pronta ed assoluta al corso renziano del partito, del quale l’Unità si fa portavoce indefesso. La linea non cambia nonostante i 250mila euro di perdite accumulate ogni mese e i pessimi risultati di vendita: a fronte delle 60mila copie stampate, quelle effettivamente vendute sono in media meno di 10mila. Si apre una nuova stagione di crisi, con licenziamenti collettivi annunciati lo scorso gennaio che non permettono però di riportare i conti in ordine. E sembra che perfino al Nazareno si siano stancati dell’incapacità del quotidiano di camminare sulle proprie gambe, tanto che la chiusura arriva quasi per inerzia e senza nemmeno fare troppo clamore.

Nicola Mattei



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3 Commenti

  1. Se una ditta non funziona, la si chiude, precisamente come hanno fatto chiudere migliaia di ditte con le assurde tasse del governo della sinistra!
    Questi invece vogliono ancora aiuti per non chiudere, magari aiuti statali che paghiamo tutti, come al solito.

  2. Se l’Unità non si fosse voltata così spesso dall’altra parte davanti alle migliaia di lavoratori che perdevano tutto, forse oggi avrebbe qualcuno in più al suo fianco. Chi semina vento…

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