Il Primato Nazionale mensile in edicola

Sciopero delle donne 8 marzoRoma, 8 mar – Ci mancava solo lo sciopero delle donne. Il ritorno di fiamma dell’idiozia femminista propone infatti per questo 8 marzo uno “sciopero globale”, chiedendo l’adesione ai sindacati. All’appello hanno risposto le sigle di base e la Flc Cgil, che hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore che interesserà trasporti locali, ferroviari, aerei, scuola e sanità, anche se tra i sindacati confederali c’è un diffuso malumore verso un’iniziativa bislacca e senza senso. Secondo le promotrici, lo sciopero non riguarderà solo l’astensione dal lavoro, ma anche quello dalla cura della casa e dei figli. Chissà come la prenderanno i neonati della madri che allattano: per 24 ore dovranno restare a bocca asciutta. Ma già, allattare è un retaggio del patriarcato, dimenticavamo. Almeno finché non saranno capaci di farlo anche gli uomini, quegli sfruttatori del latte altrui. Non è chiaro, poi, se lo sciopero femminile riguardi anche le donne di potere: la Merkel oggi non si occuperà della Germania per protestare contro gli ostacoli al libero sviluppo delle donne, tant’è che lei è a capo della più influente nazione d’Europa?

Janet Yellen, presidente della Fed, incrocerà la braccia in lotta contro quello stesso regime così patriarcale da permetterle di guidare la prima banca centrale del mondo? E se questi esemplari del sesso femminile devono invece essere esclusi dalla lotta, che senso ha uno sciopero di genere che riguarda solo alcuni membri di quel genere? Insomma, la solita follia che vuole accomunare in una medesima lotta sociale le persone in base al loro sesso, così come qualche mese fa volevano convincerci che alla guida degli Usa ci voleva Hillary Clinton, che farà pur parte del più blindato e privilegiato establishment della terra, ma è anche una donna, quindi di per sé desiderabile come capo di governo. È curiosa la logica del pensiero dominante: le donne non esistono quando si tratta di riconoscere i tratti biologici e culturali tipici del loro genere (la maternità, per esempio, effettiva o potenziale, a cui però le donne non possono essere ricondotte, pena l’accusa di sessismo), mentre tornano ad esistere là dove non ha senso, ovvero quando si vuole fare di loro una categoria sociale a dispetto dell’evidenza.

Non si può dire “le donne ragionano in questo modo”, anche se ci sono le basi scientifiche per farlo, si deve però dire che “le donne sono sfruttate”, anche se è chiaro che molte di loro non lo sono affatto. Quando le scuole americane dividono i bagni delle scuole in base al sesso, il pensiero dominante protesta perché le donne non esistono, esiste solo l’identità di genere percepita. Le donne tornano però ad esistere quando devono votare la Clinton per il solo merito di possedere delle ovaie. L’unica consolazione è che la gran parte delle donne, in nome del pragmatismo tipico del loro genere, si guardano bene dall’assecondare queste follie. Auguri a loro, quindi.

Adriano Scianca

4 Commenti

Commenta