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Corte Ue profughi immigrazioneLussenburgo, 8 mar – Sorpresa, “gli Stati membri non sono tenuti, in forza del diritto dell’Unione, a concedere un visto umanitario” ai presunti profughi che “intendono recarsi nel loro territorio con l’intenzione di chiedere asilo, ma restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale”. Lo stabilisce la Corte europea di giustizia, in una sentenza destinata a incidere pesantemente sulle politiche europee per l’immigrazione. Ma non si tratta necessariamente di una buona notizia, come spiegheremo.



Secondo la Corte, “il diritto Ue stabilisce solo le procedure e i requisiti per il rilascio dei visti di transito o per soggiorni previsti sul territorio degli Stati membri della durata massima di 90 giorni”. I giudici hanno quindi dato ragione al governo belga che si è rifiutato di concedere un visto umanitario a una famiglia di siriani che il 12 ottobre 2016 avevano presentato domanda di visti umanitari all’ambasciata del Belgio a Beirut. Il segretario di Stato all’immigrazione, l’autonomista fiammingo Theo Francken, in queste settimane si era opposto alla concessione del visto perché avrebbe creato “un pericoloso precedente” e avrebbe fatto perdere al Belgio “il controllo delle sue frontiere”. Permettere ai cittadini di paesi terzi, si legge nella sentenza, “di presentare domanda di visto per ottenere protezione internazionale nel paese membro di loro scelta metterebbe a rischio il sistema” di asilo europeo.

Il Principio di Dublino prevede che responsabile dell’asilo sia il paese di primo sbarco. La sentenza ribadisce questo principio, contro il principio di ricollocamento su cui stanno spingendo in questi mesi le autorità europee. Se, da una parte, la Corte ha così ribadito il principio della sovranità degli Stati rispetto agli obblighi della cosiddetta “accoglienza”, dall’altro fa dei paesi di primo sbarco (come Italia e Grecia) dei potenziali campi profughi a cielo aperto, dato che gli immigrati che qui arrivano, qui devono restare. Non proprio una bella notizia, insomma.

Adriano Scianca

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