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Roma, 14 lug – Brutte notizie per il rapper Fedez, la cui raccolta fondi in favore dei lavoratori del mondo dello spettacolo colpiti dalle chiusure Covid è finita sotto la lente d’ingrandimento del Codacons. Dopo il caso di Malika Chalhy, lesbica cacciata di casa dai genitori musulmani che si è comprata un Mercedes con i soldi donati da migliaia di fan Lgbt, l’ente di tutela dei diritti dei consumatori chiede maggiore trasparenza nelle campagne pubbliche di raccolta fondi. Inclusa quindi anche quella promossa dal marito di Chiara Ferragni, che però non la prende bene.



Così Fedez si scaglia contro il Codacons

In un video su Instagram il cantante si lascia andare a un duro sfogo: “Sarà che oggi piove e io sono metereopatico ma ne ho piene le scatole. Ennesima raccomandata del Codacons dove riescono a paragonare la nostra raccolta fondi in cui abbiamo raggiunto più di 5 milioni di euro per i lavoratori dello spettacolo, con quella di Malika, la ragazza che si è comprata una Mercedes, e mi chiedono di procedere all’immediato sequestro. Fate schifo! Sono stufo di essere perseguitato da voi. Io ho 30 denunce, devo andare in tribunale 30 volte con questi stronzi che intasano i pubblici uffici. Vergognatevi! Io cerco sempre di farmi una risata però si è arrivati a un punto dove è veramente insostenibile questa cosa”.

A solidarizzare immediatamente con l’invettiva del rapper è il discusso virologo Roberto Burioni: “Anche io sono da anni vittima di una persecuzione da parte del Codacons, che continua impunito a rovinarmi la vita. Solidarietà all’amico Fedez”.

La replica del Codacons

Immediata la replica del Codacons, che spiega come “l’atto presentato dalla nostra associazione e a cui il rapper fa riferimento è finalizzato proprio a tutelare le raccolte fondi come quella avviata da Fedez e a garantire trasparenza e correttezza ai donatori circa la destinazione e l’utilizzo dei soldi raccolti. Entrando poi nel merito delle accuse mosse dal rapper verso la nostra associazione, gli insulti, l’arroganza, le menzogne contenute nel suo video e la violenza dimostrata nei nostri confronti varranno a Fedez una nuova querela per diffamazione che il rapper si sarebbe potuto evitare se solo avesse letto (e compreso) l’atto che gli è stato notificato”.

Infine l’ironica stoccata: “In favore dell’influencer stanziamo volentieri una piccola somma per pagare un giovane docente di italiano che, da oggi, manderemo a casa di Fedez quando dovrà leggere atti da noi scritti, per essere certi che li legga e li comprenda a fondo”. Questo è solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di scontri tra la star dei social e l’associazione consumatori, la quale tra le altre cose ha più volte accusato Fedez di pubblicità occulta come ad esempio per il cappello ‘Nike’ esibito durante il contestato show del Primo Maggio.

Lorenzo Berti



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