Roma, 6 dic – Un video può fare una prova, a volte schiacciante. E dei video che provano i contatti tra la Open Arms e scafisti vi avevamo già parlato tre giorni fa su questo giornale. Nel procedimento contro l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, come scrive Valerio Benedetti “sono stati difatti acquisiti agli atti diversi documenti che gettano una fosca luce sulla Ong spagnola e i suoi possibili legami con i trafficanti di esseri umani. L’informativa è stata redatta dalla centrale operativa dell’Alto comando a Roma e contiene due audio, 27 video e 16 foto scattate il 1° agosto 2019 dal sottomarino Venuti della Marina militare italiana”. Adesso è saltato fuori pure uno di questi video, con le immagini andate in onda ieri sera a Quarta Repubblica, programma condotto da Nicola Porro su Rete 4.

Open Arms in contattato con scafisti? Il video registrato dal sommergibile

Nel video registrato dal sommergibile Venuti si vede benissimo spuntare, accanto alla Open Arms, due gommoni e un barchino blu.

 

“Open Arms è in navigazione verso le coste libiche a 5,2 nodi. Alle 8.15 esegue un cambio di rotta e aumenta la velocità fino a 11,2 nodi. Alle 12 viene intercettata una comunicazione: ‘un dialogo tra un soggetto parlante (non identificato) riconducibile a persona probabilmente a bordo della Ong ed un secondo soggetto (anch’esso non identificato)’. Per la comunicazione viene utilizzato un canale commerciale a corto raggio”, riporta il servizio di Quarta Repubblica. Dopodiché i militari avrebbero accertato “la presenza in quella zona marittima di una piccola imbarcazione in legno con lo scafo di colore blu in avvicinamento alla Ong”. Di qui la domanda di Quarta Repubblica: “È possibile che la nave della Ong fosse in contatto con qualcuno a bordo dell’imbarcazione carica di migranti?”.

La Redazione

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2 Commenti

  1. Le nostre Forze Armate e gli apparati di intelligence militare C.I.I. (Centro Intelligence Interforze) sono perfettamente in grado di sorvegliare ciò che avviene fra le navi ONG e le imbarcazioni di migranti clandestini, sono altresì capaci di rilevare i luoghi da cui le imbarcazioni lasciano la costa del Nord Africa, sia essa costa libica o tunisina, sono inoltre in grado di intercettare le comunicazioni radio e identificare gli apparati telefonici attivi nella zone d’interesse e dimostrare i relativi collegamenti fra scafisti, elementi dell ONG ed eventuali altri attori in Africa e in Italia.
    Il C.I.I. è quindi perfettamente in grado di raccogliere materiale video e fotografico, localizzare le imbarcazioni, i luoghi di partenza e le rotte, intercettare le comunicazioni e produrre altro materiale utile alle autorità giudiziare e alle autorità di governo per intervenire operativamente in modo da ostacolare i flussi di clandestini. L’azione di intelligence, perfettamente nelle capacità dei nostri apparati d’intelligence consentirebbe inoltre di difendere la posizione dell’Italia nelle sedi politico-diplomatiche e di esercitare il diritto da posizioni più saldi nelle corti internazionali.

  2. Relativamente alle informazioni riportate nell’articolo, appare chiaro che fino ad oggi o comunque all’epoca dei fatti, mancò la volontà politica e giudiziaria (una non può escludere l’altra) di intervenire, nonostante “l’obbligatorietà” istituzionale per le autorità giudiziarie e il “dovere di servire” delle autorità politiche (esecutivo).
    Ci si potrebbe chiedere……….lascio all’immaginario.

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