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Padova, 15 set — E’ finito in manette per due volte consecutive nel corso dello stesso giorno Lazhar Amor Ben Torch, tunisino noto come «il re delle vetrine spaccate».



Ritenuto dagli inquirenti uno degli autori delle 44 vetrine sfasciate avvenute nell’arco di cinque mesi a Padova tra la primavera e l’autunno 2018, irriducibile, recidivo, prima è stato arrestato per detenzione e spaccio di eroina — collezionando, peraltro, l’ennesimo decreto di espulsione. Poi, dando in escandescenze dopo che gli era stato notificato il provvedimento, ha distrutto l’ufficio della sezione Volanti della Questura, ribaltando tavoli, sedie e distruggendo i computer. I fatti si sono svolti domenica 12 settembre. A causa del raptus di violenza del tunisino uno dei poliziotti ha riportato tagli al volto e la frattura della mano, con prognosi di 21 giorni. Oltre allo spaccio e alla detenzione, si aggiungono le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni gravi e danneggiamento aggravato.

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Espulso il tunisino pluripregiudicato

Diciannove anni da clandestino, senza documenti d’identità: la Tunisia non lo riconosce e l’Italia non sa come rimpatriarlo. Lazhar Amor Ben Torch, 42anni, può «vantare» una carriera criminale in continua ascesa. Nel 2018 la polizia padovana l’aveva arrestato perché ritenuto responsabile di almeno quattro dei quasi 40 furti a bar e negozi avvenuti durante l’estate di quell’anno. Arrivato in Veneto nei primi anni 2000, nel 2002 era stato fermato per reati contro il patrimonio, resistenza e spaccio. Negli anni di permanenza nel Nord est aveva assunto varie identità, rendendo impossibile l’identificazione. Nel 2005, aveva  sfondato un posto di blocco, aggiudicandosi il divieto di ritorno per tre anni nel Veneziano (dal 2008 al 2011).

Nel 2013 il tunisino «diversifica» e si dà ai furti.  E via a spaccare vetrine, fino all’arresto il 25 luglio del 2016 fino all’8 luglio del 2017, quando è scarcerato per fine della pena detentiva. L’allora questore Gianfranco Bernabei firma il provvedimento che lo allontana da Padova per dieci anni. Qualche giorno dopo arriva anche il primo decreto di espulsione dall’Italia. Ma al centro di espulsione — indovina un po’? — viene lasciato libero per scadenza dei termini: le autorità tunisine non lo riconoscono come loro cittadino, e del resto come contestarle? Torch non è in possesso del passaporto o del lasciapassare concesso tramite consolato. Così l’immigrato torna a Padova nonostante il divieto… 

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Ma non potremmo rimpatriare le ceneri di questa gente qua? Costerebbe molto meno e non ci sarebbe il rischio di vederli rientrare con barconi, barchini, zattere ecc.

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