Roma, 31 dic – A proposito di NewsGuard. Al netto della questione propriamente sanitaria, la pandemia ha assunto da tempo una ben precisa configurazione sociopolitica, che peraltro consiste per lo più nell’accelerazione e nell’estremizzazione di tendenze autoritarie già in atto da anni. Una di queste riguarda la questione informativa. In controtendenza assoluta con la retorica che innerva le democrazie liberali (ma in totale continuità con le loro prassi fattuali), assistiamo quindi oggi a un grottesco dibattito sulla qualità, la veridicità, l’autorevolezza, l’opacità rispetto alle fonti di finanziamento del giornalismo. Non però del giornalismo «serio», quello dei grandi network, legato a gruppi finanziari colossali, con una potenza di fuoco pressoché infinita e in grado di plasmare in modo significativo l’opinione pubblica. Al contrario: è da anni ormai, ma con il Covid la situazione è peggiorata, che la «questione informativa» su cui il potere viene periodicamente chiamato a intervenire è identificata con la presenza in rete di pochi canali non allineati, spesso quasi privi di mezzi di sostentamento. Anni di retorica sul giornalismo cane da guardia del potere gettati nel cesso.

Le pagelline di NewsGuard

In questo vero e proprio ribaltamento della realtà rientrano anche le pagelline di fine anno che NewsGuard (gli ausiliari del traffico del giornalismo, per capirci) ha recentemente stilato, mettendo Il Primato Nazionale dietro la lavagna e premiando invece Open come testata più autorevole d’Italia. Quelli di NewsGuard sono, per capirci, quelli che tempo fa ci bacchettarono per aver ripreso le tesi sulla sostituzione di popolo di Renaud Camus, sostenendo che persino il suo autore aveva preso le distanze da tale teoria ritenendola nazista. E lo facevano linkando un articolo in cui Camus diceva l’esatto opposto. Ecco, il livello è questo. Ma, del resto, se uno sapesse fare il giornalista lo farebbe per davvero, anziché finire a dare i voti agli altri (dinamica che credo spieghi bene anche i criteri di arruolamento degli ausiliari del traffico).

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Il problema, tuttavia, è più generale. È il fatto che, in un momento in cui tutti dicono bianco e c’è solo uno che dice nero, il nostro principale problema, ciò che deve farci paura, ciò che ci mette in pericolo, ciò che complotta contro la nostra libertà sia quell’unica voce isolata. È del resto un periodo che va così, per cui se un partito – uno solo, in tutto il Parlamento – decide di non sostenere il governo o se un sindacato indice uno sciopero, tutti i media, tutti i commentatori e tutti gli altri partiti vanno a informarsi se questo sia davvero possibile. E, una volta scoperto che formalmente certe forme di protesta sono ancora legali, scuotono la testa all’unisono, ripetendo che sì, forse tecnicamente si può fare, ma comunque non sta bene.

Specchio dei tempi

L’idealizzazione della democrazia e delle libertà costituzionali non fa parte del nostro bagaglio, non stiamo qui a lamentarci di presunti diritti che ci sarebbero stati conculcati, abbiamo sempre saputo che ogni forma di governo, compresa la democrazia, dosa le libertà in forme sostanzialmente arbitrarie e strumentali. Non è una novità. È invece un fatto recente e degno di nota che salti persino la copertura formale di questi soprusi, che il sopruso venga rivendicato in quanto tale, che il conformismo totale e assoluto venga ormai richiesto senza più trincerarsi dietro i pistolotti sul pluralismo sale della democrazia. Ma, del resto, se il governo si aspetta che domani sera facciate la spia sul numero di invitati al cenone del vicino e chiama questo senso civico, anche quello di NewsGuard può essere chiamato giornalismo.

Adriano Scianca

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2 Commenti

  1. E’ sempre e solo questioni di guardoni-giudici, patologia imperante! Altro che il sino-virus, la cui origine risulta inattaccabile, commutato in un mezzo per estendere, contaminare con questa ben più grave malattia.

  2. NewsGuard: semplicemente,in felice sintesi, mangiapane a tradimento! L’ italiano di una volta era ben più chiaro.

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