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Roma, 9 apr — I virologi stellati. Li vediamo tutti i giorni in televisione e sui giornali pontificare, vaticinare, criminalizzare, profetizzare sul coronavirus, ieratici e inappellabili. Le loro dichiarazioni rimbalzano sui social e influenzano, quasi sempre in negativo, le vite degli italiani. Alternano la carota di vaghe speranze di «ritorno alla normalità» alle bastonate sulla presunta irresponsabilità dei cittadini.

Chi controlla i virologi?

Ne usciremo, non ne usciremo prima del 2027, non ne usciremo mai, chiudete tutto, aprite tutto, il virus è clinicamente morto, faremo tremila morti al giorno se… La politica non sa più che pesci prendere dal giorno uno del primo lockdown e ha abdicato in loro favore. E loro, il potere mediatico, se lo sono preso fino all’ultima briciola. E non se ne andranno tanto facilmente: un po’ come il coronavirus.

Qual è l’effettivo valore degli espertoni?

Ma la competenza di questi espertoni, le cui bordate scandiscono le nostre giornate, chi la accerta? Per quale motivo dovremmo fidarci di questa selva di parvenu della celebrità mediatica? Qual è il loro effettivo valore in termini di ricerca scientifica? A tutte queste domande risponde il database Scopus, la più grande banca dati della ricerca scientifica nel mondo. Le menti dietro Scopus hanno elaborato il coefficiente di attendibilità dei ricercatori scientifici, l’H-index. Da tali coefficienti si possono ricavare vere e proprie pagelle che smascherano — o, meno frequentemente, premiano — le voci dei virologi che scandiscono il dibattito sul Covid.

I più competenti si mostrano poco

Così ha fatto Il Giornale, arrivando a stilare una vera e propria classifica basandosi ll’H-index. Il primo dato che emerge: i virologi più competenti sono proprio i più parchi nel palesarsi mediaticamente. Parlano solo se evocati, e centellinano le loro presenze sui mezzi di comunicazione. Come Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano che con 135mila e 27 citazioni per 1222 documenti raggiunge un H-Index di 172. Per capirci: l’indice di Burioni è 27, e 24 quello di Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e portavoce del Comitato Tecnico Scientifico anti-Covid 19 del governo. Capito in che mani siamo?

Remuzzi stravince

Subito dopo Mantovani, distaccato di appena sei punti, si posiziona uno stravincente Giuseppe Remuzzi con un H-index pari a 166. Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS dal 2018 e autore di più di 1440 pubblicazioni su riviste internazionali, nonché di 16 libri. E’ l’unico italiano ad essere stato membro del Comitato di redazione di The Lancet e del New England Journal of Medicine, è uno degli scienziati italiani più citati al mondo della letteratura scientifica. E’ coautore di un protocollo (di successo) per la cura domiciliare del Covid che mette in soffitta il mantra ministeriale «tachipirina e vigile attesa» che ha ridotto drasticamente il numero di ospedalizzazioni e decessi dove applicato.

I virologi al fanalino di coda

Fatta eccezione per il coordinatore del Cts Franco Locatelli, il cui H-index è di 103, gli altri virologi arrancano tutti, distaccati di più di cento punti dai primi due. Troviamo a galleggiare Crisanti (60), Giorgio Palù dell’Aifa (60), Massimo Galli (56), Matteo Bassetti (57), Ilaria Capua (51). A scendere troviamo Ricciardi con un insufficiente 45, mentre scivolando verso il fondo con 35 punti c’è Pier Luigi Lopalco, scelto dal governatore pugliese di centrosinistra Michele Emiliano come assessore regionale alla Sanità.

Maria Rita Gismondo, microbiologa dell’Ospedale Sacco di Milano e commentatrice del Fatto Quotidiano, totalizza un punteggio di 25. A chi prende per oro colato le dichiarazioni di Pregliasco farà di certo piacere apprendere che il suo H-index è 16. E che dire del 7 di Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe? Insomma: Ricordiamoci di questa classifica quando li vedremo sgomitare in tv per rilasciare le solite dichiarazioni.

Cristina Gauri

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