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Pordenone, 9 ott – I drammatici paradossi della commistione tra burocrazia e immigrazione. Un pakistano, desideroso di consegnare la sua richiesta di asilo politico presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Pordenone, viene arrestato il 7 ottobre perché durante l’iter di accertamento dei requisiti emerge una passata condanna definitiva per stupro, a cui lo straniero si era agilmente sottratto fuggendo in Germania. L’uomo si reca presso lo sportello, riceve la documentazione che compila meticolosamente; ma gli addetti dell’ufficio immigrazione si rendono conto che c’è qualcosa che non torna e con la collaborazione dei colleghi della Squadra Mobile scoprono di avere davanti un latitante.

Un anno e nove mesi da scontare

Ingenuo o semplicemente confortato dal clima favorevole nei confronti dell’immigrazione nel nostro Paese? Dopo la latitanza in Germania il pakistano non solo aveva fatto ritorno in Italia, Paese in cui era ancora formalmente ricercato, ma si era addirittura recato in Questura: al trentenne rimaneva da scontare un residuo di pena di un anno e nove mesi, condanna che sconterà dietro le sbarre dell’istituto penitenziario di Treviso dove è stato tradotto al termine degli accertamenti.

La violenza

Particolarmente odiosi i fatti per cui la sentenza di condanna era stata emessa; il trentenne straniero aveva infatti abusato di una minorenne, una ragazzina di 14 anni, in una località in provincia di Ancona, nell’ormai lontano 14 aprile del 2014, con sentenza divenuta definitiva nel novembre 2015. Lo straniero, su un mezzo di linea, in stato di chiara alterazione psico-fisica, si era scagliato contro il conducente, insultandolo in maniera pesante, per poi rivolgere le sue attenzioni a due ragazzine, palpeggiandole con insistenza e violenza. Per fortuna, l’autista aveva avvertito e allertato le forze dell’ordine che una volta intervenute sul posto avevano posto in stato di arresto il pakistano.

In carcere alla fine

Dopo alcuni mesi di detenzione in carcere, lo straniero era tornato a piede libero e ne aveva approfittato per far perdere le proprie tracce, raggiungendo quindi la Germania e divenendo formalmente un latitante. Qui, per altro, risultano a suo carico alcuni controlli, nel biennio 2015/16, effettuati dalla polizia tedesca. Ora per lui si aprono le porte del carcere di Treviso, dove terminerà di scontare la sua condanna.

Cristina Gauri

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