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Roma 16 lug — La sta pubblicizzando come «la prima palestra per sole donne in Italia», ma sappiamo che non è esattamente così. Le strutture fitness dedicate esclusivamente alla popolazione femminile fanno capolino, da anni, in parecchie città italiane.



Matteo Zorzato, ex atleta professionista di cultura fisica e vecchia volpe dell’imprenditoria veneta — sua è la startup di consegna a domicilio di frutta e verdura Ortago, nel solco del recente feticcio radical chic del chilometro zero — ha imparato la lezione del capitalismo in salsa arcobaleno e l’ha applicato alle istanze femministe. Ecco quindi che arriva la palestra per donne «con l’obiettivo di combattere il body shaming». Vietato l’ingresso agli uomini, per una clientela femminile rigorosamente dai 35 anni in su. Seguite da personale formato solo da donne.

La palestra per donne per combattere il body shaming

«Ogni donna deve sentirsi libera di essere ciò che si sente, senza che nessuno possa per questo giudicarla. Per questo è nata l’idea di una palestra in rosa, vietata all’ingresso degli uomini. Quando abbiamo aperto a settembre 2019 eravamo arrivati al sold out, con un limite a 350 iscritte per non dare disservizio a nessuna nelle ore di punta. A chi viene e si iscrive dico che il nostro è più un club che una palestra, tutto è molto sotto controllo», spiega Zorzato al Gazzettino. 

Ma sul body shaming le donne sono peggio degli uomini

Chi scrive questo articolo è una donna e vi sa dire meglio di Zorzato che il body shaming lo praticano le donne tanto quanto gli uomini, anzi: quando di mezzo c’è la rivalità e la competizione, l’altra metà del cielo si trasforma in tre quarti dell’inferno per cattiveria e spietatezza nel commentare gli altrui difetti.  Zorzato non è dello stesso avviso, e descrive il suo centro fitness come un’isola felice. «Non è mai successo nella mia palestra che ci fossero donne che rompevano l’armonia, tutte hanno la stessa voce. Il merito è delle istruttrici, tutte preparate anche sotto il profilo psicologico. Chi frequenta la palestra viene istruita con una certa educazione sullo stile di vita, non solo per affrontare quell’ora di palestra». 

Nessuno ha contestato l’idea di «autosegregazione» che sta alla base dell’iniziativa imprenditoriale. «Nessuna critica, a dire il vero questa nostra caratteristica ha generato molta curiosità perché abbiamo iniziato a fare qualcosa di particolare e di esclusivo. Il fatto che sia solo per donne garantisce una privacy e si avvicinano persone che mai hanno fatto sport: vengono da noi donne dai 35 anni in su e che si avvicinano allo sport in un modo in cui si sentono più libere anche nella fattura dell’esercizio, nella dinamica», conclude l’ex atleta. Con la speranza che un bel dì non entri qualche bel maschione parruccato autoproclamatosi «donna», e allora lì vogliamo vedere come se la giostra il buon Zorzato. Viviamo in tempi interessanti.

Cristina Gauri



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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

1 commento

  1. Fin quando la discriminazione è a senso unico è ovvio che queste “pseudo-femministe”, siano contente, e ne vogliano sempre di più.. Non vale. Loro possono andare dove vogliono, gli uomini no.
    Esistono anche palestre in Germania, che hanno zone “per sole donne”, “nur für Damen”. Le donne pagano quanto gli uomini ma possono andare ovunque, agli uomini alcune zone sono “vietate”.
    La soluzione(è una provocazione perchè è l’unico modo per farglielo capire, in linea di massima sarei contrario) è semplice: essere meno zerbini e fare palestre per “soli uomini”, per qualche anno.. quando capiranno che in una alta percentuale di palestre, non potranno andarci.. anche perchè nel body building la percentuale di palestre gestite da uomini è altissima, e ad essere discriminate saranno loro.. solo allora capiranno il “peso” delle loro azioni. Magari chiederanno “palestre aperte a tutti”. Troppo comodo altrimenti!

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