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Roma, 1 lug — La variante Delta potrebbe diventare dominante anche nel nostro Paese, ma «non bisogna spaventarsi sebbene sia più contagiosa»: a lanciare un messaggio rassicurante è Giorgio Palù, virologo componente del Comitato tecnico scientifico e presidente del cda dell’Aifa.



Intervistato dal Corriere, spiega i motivi per cui non dovremmo preoccuparci: «Il processo evolutivo di un virus pandemico consiste nell’adattarsi sempre di più alla specie ospite e non nel diventare più virulento, pena la sua stessa estinzione. Capiremo presto se abbiamo a che fare con un ceppo che dà luogo a manifestazioni meno gravi avendo come bersaglio le vie respiratorie superiori, naso e faringe».

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Palù rassicura sulla variante Delta

Attualmente la variante Delta è uno dei circa 20 ceppi mutanti del Sars-CoV-2 sotto osservazione. Dobbiamo quindi aver paura? «Macché. Questa è un’evoluzione naturale del virus che muta nel suo genoma. Non graviamo questo fenomeno fisiologico di drammaticità anche se i numeri indicano che questa variante ha preso velocemente il sopravvento in Inghilterra, dove è all’origine del 90% dei contagi». In Italia, spiega il virologo, «un mese fa era sull’1%. È stata recentissimamente documentata una sua prevalenza intorno al 20% dall’Istituto superiore di sanità».

I sintomi sono più lievi

Se è vero che la variante Delta «ha acquisito mutazioni che la rendono più infettiva del 50% rispetto all’Alfa (ex variante inglese)», Palù tiene a puntualizzare che «Alcuni la descrivono come responsabile di sintomi più lievi. Il naso che cola, mal di testa. Tipici del raffreddore. Attendiamo studi più accurati». Non sappiamo se questa minore virulenza «sia legata al fatto che in Inghilterra, dove è più studiata perché più diffusa, molti dei positivi al virus Delta avevano già ricevuto la prima dose di vaccino acquistando una certa protezione. La vaccinazione è un significativo scudo contro forme gravi e ricoveri».

Colpisce più bambini e adolescenti

Il dato che balza primariamente all’occhio è la maggiore incidenza nei confronti di bambini e adolescenti. «Dipende dal fatto che pur possedendo meno recettori per il virus nelle cellule delle prime vie respiratorie, naso e gola, vengono infettati con maggior facilità in quanto la variante ha acquisito una più elevata affinità per i recettori stessi».

Nonostante la variante Delta, Palù si dice ottimista. «Leggiamo i dati dell’epidemia in Italia. Il tasso di positività è intorno allo 0,3%, i ricoveri in area medica sono in calo, quelli in rianimazione sono in continua diminuzione, l’incidenza di Covid-19 è tra i 10 e i 15 casi ogni 100 mila abitanti a settimana. Significa che in queste condizioni si possono tracciare facilmente i focolai, inclusi quelli da variante Delta, e limitarne l’espansione. E poi c’è l’effetto della stagione estiva. Insolazione, aria aperta, vento. Il virus sottoposto a queste azioni di contrasto naturali ha vita breve perché viene ostacolato nel propagarsi via aerosol».

Cristina Gauri

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