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Roma, 15 nov – La tragica, agghiacciante vicenda di Pamela Mastropietro verrà raccontata al Parlamento Europeo il prossimo 21 novembre. La storia della ragazza romana stuprata, uccisa e fatta a pezzi a Macerata nel gennaio dello scorso anno dal nigeriano Innocent Oseghale approderà così a Bruxelles e verrà esposta nel merito del convegno promosso da Identità e Democrazia, in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.



“Ringraziamo Luisa Regimenti che ci ha dato questa occasione”, ha dichiarato  all’Adnkronos l’avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia di Pamela e zio della ragazza. E’ stata proprio la Regimenti, europarlamentare leghista del Gruppo Identità e Democrazia, a lanciare l’iniziativa dal titolo Il muro delle Bambole. Combattere la violenza contro le donne. In memoria di Pamela Mastropietro. Un appuntamento decisivo, dove, spiega Verni, per la prima volta nella massima istituzione europea, “Porteremo la storia di Pamela, con tutti gli aspetti ad essa connessi”, soffermandosi su quelli “della mafia nigeriana, della violenza di genere e in tal caso della violenza contro il genere umano, perché ciò che ha subito Pamela va oltre la violenza contro una donna: è una violenza contro l’umanità intera”.

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Regimenti era stata anche consulente di parte civile dei Mastropietro durante il processo celebrato davanti alla Corte di Assise di Macerata, che terminò con la condanna all’ergastolo in primo grado per Innocent Oseghale. Gli interventi dell’europarlamentare furono fondamentali per arrivare alla condanna dell’immigrato, in particolar modo i contributi per smontare la tesi dell’ “affollato pool di difensori del nigeriano”, che voleva “difendere l’indifendibile”. Una linea difensiva che, come dichiarò in un’intervista al Secolo D’Italia, era basata “sul nulla, parlando di un quadro probatorio incerto, di destabilizzazione mediatica, di un rapporto intimo consensuale”, arrivando a fornire, nel corso delle udienze, “dati errati e fuorvianti”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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