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Roma, 2 giu – In una Roma prostrata dal caldo torrido il popolo arancione dell’ex generale dell’Arma dei Carabinieri Antonio Pappalardo si riunisce per sentire le parole del loro vate. Pappalardo arriva, questa volta con una “sobria” mise che comprende solo una cravatta arancione, tra due ali di gente che lo acclama e cerca di toccarlo quasi fosse un re taumaturgo.

Pappalardo: “A governo responsabilità dei morti”

L’istrionico Pappalardo, che ricorda in tutto e per un tutto un verace personaggio della commedia sexy all’italiana, prende d’assalto il palco e arringa la folla. “Ve lo ricordate? Il Piave mormorò, non passa lo straniero?” domanda Pappalardo ai suoi accoliti (meno di un migliaio) “e sapete ora dove sta lo straniero? Sta lì lo straniero!” dice, indicando verso i palazzi del potere. Poi Pappalardo passa a dire che oggi i gilet arancioni sono in piazza per ricordare i trentacinquemila morti da coronavirus, addossando la responsabilità di queste perdite a “questo sciagurato governo”. “In quarantadue anni di servizio non ho mai visto tanti poliziotti per strada”, insiste Pappalardo “elicotteri, droni, per che cosa? Per inseguire le vecchiette che portano fuori il cane!”. La folla lo acclama.

“Ma quale destra e sinistra”

Pappalardo vuol mandare a casa tutti insieme ai suoi gilet arancioni: ce l’ha con “una certa magistratura”, “una certa stampa” e definisce il governo “mascalzoni e farabutti che stanno ammazzando il popolo italiano”. “Mi hanno chiesto generale lei è di destra o di sinistra” racconta Pappalardo ai suoi fans “ma quale destra e sinistra! Noi siamo il popolo!”. Gilet arancioni in totale visibilio.

Salvini “scippa” l’intervista a Pappalardo

Poi Pappalardo rende edotti i suoi seguaci sulla sua disavventura con il giornalista Nicola Porro: “Lui mi ha chiamato per intervistarmi. Ma poi è arrivata una telefonata: e Salvini mi ha rubato l’intervista con Porro! E ci è andato lui!”. In breve, il leader dei gilet arancioni accusa il capo della Lega di avergli scippato un’intervista coi media mainstream, mettendogli i bastoni tra le ruote. Nonostante qualche inconveniente tecnico, Pappalardo si fa sentire bene e intona più volte Fratelli d’Italia giacché, ricorda anche lui a chi è in piazza del Popolo, è anche maestro di musica.

Il provvedimento in 3 punti di Pappalardo

Pappalardo propone dunque una sorta di manifesto programmatico articolato in tre punti: “Il primo è la fine del governo Conte. Il secondo punto è l’approvazione di una legge elettorale per andare immediatamente al voto. Terzo punto: stampa della nostra moneta nazionale” e qui parte il coro “lira, lira!” del pubblico, che vota all’unanimità – per alzata di mano – il provvedimento del suo generale.

Pappalardo, Massimo Ranieri e Vasco

Poi il generale passa a raccontare le sue disavventure da personaggio scomodo anche con il mondo musicale: “Massimo Ranieri mi ha telefonato per complimentarsi, dice che sono un grande musicista. Invece Vasco Rossi mi ha attaccato, hanno detto che quello che lui ha scritto è mio, ma non è vero”. E poi esorta il rocker di Zocca a lasciarlo stare: “Canta, Vasco che è meglio”.

Ilaria Paoletti

6 Commenti

  1. Non ho capito il senso dello sfottò, dice le stesse cose che voi dite negli altri articoli. Mah, starà personalmente sul cazzo al giornalista.

  2. L’entusiasmo degli italiani per il primo che capita o per il politico di vecchio corso non ha eguali… La costante rimane sempre la stessa:porsi da un lato o dall’altro. Magari un giorno, ma non ci spero, metteremo davanti a tutto i nostri interessi… Ma bisogna lasciare andare in decadenza certi meccanismi consolidati. Aprire gli occhi e le menti..