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Cinquanta euro per salutare il parente morto di Covid: ignobile giro di mazzette all’obitorio di Saronno

by Cristina Gauri
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saronno obitorio

Roma, 30 nov — Un miserabile giro di mazzette, messo in piedi da dipendenti e medici dell’obitorio, per mostrare i morti di Covid ai parenti disperati, i quali per aggirare gli odiosi divieti imposti da Speranza e poter dare un ultimo saluto ai propri cari erano disposti a pagare sottobanco.

Accade a Saronno, dove un’indagine dei carabinieri ha portato allo scoperto un ignobile sistema di pizzi che coinvolgeva personale dell’ospedale e imprese funebri che pagavano per accaparrarsi una corsia preferenziale all’interno della struttura. Tre gli arresti — uno dei quali in carcere — e sette le misure interdittive  scattate nella giornata di lunedì. Le ipotesi di reato, su cui indaga la Procura di Busto Arsizio, sono a vario titolo di corruzione, peculato, furto, truffa e falsità ideologica.

Un’ignobile giro di mazzette all’obitorio

L’inchiesta è scattata nel novembre 2020 da una segnalazione della direzione sanitaria, dopo aver scoperto che un dipendente dell’obitorio prendeva soldi da un’agenzia funebre. Due anni di intercettazioni ambientali, cimici, telecamere nascoste e telefoni messi sotto controllo dal quale è emerso un quadro molto più complesso di quanto ipotizzato inizialmente.

Il giro vedeva coinvolte quattro imprese di pompe funebri che regolarmente versavano mazzette ad alcuni dipendenti perché consigliassero ai parenti dei defunti di avvalersi dei loro servizi. Parallelamente a questo giro di tangenti procedeva l’orrido mercato del pizzo chiesto ai famigliari dei morti di Covid. Solo pagando veniva consentito di dare l’estremo addio ai propri cari. Dulcis in fundo, l’inchiesta ha smascherato un traffico di certificati medici falsi per dottori e pazienti, e una serie di furti di materiale sanitario che poi veniva rivenduto all’esterno della struttura ospedaliera. Migliaia e migliaia di euro sottratti alla collettività.

Particolari raccapriccianti

I particolari emersi dall’inchiesta e diffusi dal Corriere sono raccapriccianti per il cinismo e l’assenza di empatia che trasudano dalle conversazioni intercettate. Parte delle mazzette veniva depositata in una cassa comune e utilizzata per il pieno della macchina; frequenti i litigi per i soldi, dinanzi ai cadaveri di anziani appena deceduti: «Brutta rinc… di me…, io vesto le persone e quella si mette cinquanta euro in tasca!», o per motivazioni ancora più futili: «Non hai diritto di bere il caffè dalla macchinetta, non hai ancora comprato le cialde! Le cialde devono essere comprate con i soldi che lasciano i parenti».

Cristina Gauri

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3 comments

Flavio 30 Novembre 2022 - 6:10

Il vero reato è non permettere di salutare i morti

Reply
bc 30 Novembre 2022 - 9:02

Ma chi sono davvero i veri responsabili di queste miserie umane? Guarderei un po’ più in là.

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jenablindata 30 Novembre 2022 - 11:53

per il pizzo,IMPICCATELI.

per il cinismo,credo sia inevitabile:
quando fai quel tipo di lavoro per anni,
per forza di cose tendi a farti una corazza intorno,
per difenderti:
cosa che noto spesso anche in medici e infermieri,
nei reparti dove stanno tutti i giorni a contatto con dolore e morte.

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