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Il gazebo all’esterno della chiesa nel quale vivranno i quattro parroci fino a Pasqua

Ambivere (Bg), 20 feb – Quattro preti ed un gazebo fuori dalla Chiesa. Non è l’inizio di una barzelletta ma una storia che arriva dalle Prealpi bergamasche, dalle parrocchie di Ambivere, Mapello e Valtrighe, adagiate fra il Brembo e l’Adda, dove i parroci hanno deciso di tentare una strada particolare per sensibilizzare – e dire la loro – sul tema immigrati e immigrazione.

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“Ero straniero e mi avete ospitato a casa vostra”, è il loro slogan, preso in prestito dal Vangelo secondo Matteo. Il gazebo rappresenta, nelle intenzioni dei prelati, come una tenda, le dure condizioni che gli immigrati devono sopportare nel loro viaggio verso l’Europa. Per rendere il tutto più realistico, dal mercoledì delle ceneri i quattro sacerdoti hanno deciso di viverci dentro insieme a qualche sedia, un piccolo crocifisso, un tavolo e una stufetta, che servirà giusto nel cuore della notte dato che l’inverno (e questo forse aiuta) non è stato fino ad ora particolarmente freddo. E lì resteranno fino a Pasqua. “In Quaresima abiteremo una tenda. Un po’ di cibo. Acqua da bere. Un bagno per lavarci. Un materasso per dormire. È più di quanto molti esseri umani possono permettersi. Naturalmente non sarà facile. Abituati ad avere più del necessario, il necessario sembrerà insufficiente”, spiegano i ministri della Chiesa, attingendo a piene mani ad un pauperismo forse un po’ sterile ma, pensano, sicuramente d’effetto.

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Almeno nelle intenzioni. Perchè gli abitanti del paese sembrano pensarla diversamente. Sarà che siamo a poco più di 5 km e meno di dieci minuti di macchina da Pontida, luogo-simbolo della nascita e della storia leghista, ma non pare che i cittadini di Ambivere e località limitrofe nutrano chissà che moto di solidarietà per l’iniziativa dei propri parroci. A raccogliere le testimonianze è La Repubblica, che a fatica nasconde l’indignazione per il moto popolare: “Contenti loro… Io penserei prima agli italiani. I preti chissà perché i pensa adoma ai stranieri“, spiega in dialetto stretto, ma che non ha bisogno di traslitterazione in italiano, una signora. “Preoccupiamoci dei nostri, poi semmai anche di loro”, è invece il commento del dentista del paese, che forse non coincide con l’immagine/stereotipo del leghista della bassa bergamasca che l’inviato del quotidiano vorrebbe far trasparire. Proprio un successone.

Giuliano Lebelli

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