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depaPavia, 7 nov – Responsabilità, quante volte la politica ci ha riempito le orecchie con questa parola. Nella giornata di sabato 5 novembre l’Associazione Culturale Recordari ha organizzato un corteo, tra le strade di Pavia a cui hanno aderito 250 persone, per ricordare Emanuele Zilli, militante missino assassinato negli anni ’70. La manifestazione organizzata dal sodalizio che vede unite, sotto la stessa effige, CasaPound, Skinhead Pavia e Forza Nuova, in maniera decorosa, silenziosa e composta ha onorato un martire della politica. Un uomo che ha perso la vita solo per aver creduto nelle sue passioni, impegnandosi politicamente in una città difficile come quella in riva al Ticino. Ma a tutti questa cosa non è andata bene.



Il percorso del corteo, intorno alle ore 20, all’altezza di Strada Nuova ha visto scendere in campo gli antifascisti. L’Anpi e la Rete antifascista locale hanno organizzato un presidio non autorizzato. Con il loro solito fare tracotante e provocatorio è scattata la sfida alle istituzioni. Il corteo, dall’alto della loro moralità corrotta dall’odio, non doveva passare. Si perché quelli della “democrazia”, del “diritto di parola” e del “pluralismo d’idee” non scendono a patti con i loro fantasmi quando si parla di fascismo. Non un passo indietro alimentando l’illegalità. Illegali come il presidio che l’altra sera hanno messo in scena, stappandosi le vesti dopo una carica di alleggerimento da parte delle Forze dell’ordine.

zilli-2016Intanto le fiaccole erano accese, le celtiche al vento e i tricolori svolazzanti sotto la pioggia pavese, mentre la marzialità dei tamburi accompagnava le persone scese in strada per ricordare Zilli. In fondo al corteo uno striscione ricordava il missino. Sopra una foto che lo ritraeva in un momento di relax sigaretta alla mano. Una carovana pacifica che per evitare problemi alla città di Pavia ha deciso, in maniera matura, di deviare il suo percorso di qualche centinaia di metri per non cadere nelle provocazioni degli antifascisti. Quando le due fazioni contrapposte si sono sfiorate da una parte si sono sentite le grida compulsive dei “rossi”, dall’altra il sorriso di chi ama la vita e celebra la memoria dei “neri”.

Potrebbe essere finita qui, ma anche no. Perché cercando tra i volti del presidio non autorizzato si scovavano le facce di Massimo Depaoli, sindaco del Partito Democratico di Pavia, degli assessori Alice Moggi, Giacomo Galazzo e Fabio Castagna. Per non farsi mancare nulla era presente anche l’On. del Pd Chiara Scuvera. La stessa che vorrebbe creare liste di proscrizione per i fascisti, in modo da decidere, arbitrariamente, chi avrà il diritto di manifestare in futuro. 1984 alla lettera. “L’amministrazione comunale – spiega in una nota Recordari – ha deciso di andare contro il volere del Prefetto, ha deciso di infrangere la legge e ha spalleggiato i violenti che per tutta la sera hanno insultato la memoria di Zilli. Il primo cittadino si è fatto megafono del clima da ‘l’unico fascista buono è un fascista morto’, avallando le tesi di chi vuole ergersi a detentore delle patenti di agibilità politica in città”. L’incapacità al cubo.

La seconda Roma ha un’amministrazione comunale degna della prima, Raggi docet, che si inginocchia davanti ai propri elettori mettendo in pericolo la cittadinanza. Sindaco, giunta ed onorevoli che alimentano l’illegalità di un presidio non autorizzato che avrebbe potuto portare a scontri di piazza in stile anni di piombo. Mentre i negozi venivano chiusi, per colpa di atteggiamenti mafiosi, la vedova di Emanuele Zilli ha preferito non scendere in piazza. Una decisione condivisibile dovuta al livore voluto ed incentivato da Massimo Depaoli e dai senz’arte né parte dell’Anpi.

Lorenzo Cafarchio

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3 Commenti

  1. posso permettermi di suggerire a PN un cenno storico-culturale della cosidetta “Marcia su Pisa” del 1981 ? perchè due cose sembrano non essere cambiate da allora pur nel ricambio generazionale….ora come allora chi ha scelto uno straccio rosso per bandiera è non solo “perchè non ne ha una vera” (cit.) ma soprattutto perchè rimane profondamente anti-italiano nel cuore.

  2. La dimostrazione lampante di due opposti stili di vita, di due opposti modi di onorare le vittime della violenza, di due opposti modi di concepire la libertà, di due modi opposti di considerare il diritto di parola, due modi opposti di concepire il valore della libertà. Da una parte un omaggio dovuto, il senso del rispetto, il senso della libertà e la volontà di riaffermare i propri diritti
    manifestati con compostezza civile e grande maturità. Dall’altra solo l’odio politico e la furia antifascista.

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