Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 7 nov – I “compagni” ci avevano provato anche stavolta. “La Roma antifascista e antirazzista non può tollerare chi manifesta in nome dell’odio”, “la repressione della polizia connivente con i fascisti ha bloccato la risposta determinata del quartiere etc etc”. La retorica standard dei centri sociali (almeno da vent’anni a questa parte), in questa occasione è stata smascherata dalla vera risposta “determinata” e dal “basso” di un quartiere popolare come la Magliana. Le immagini dei residenti sul piede di guerra che danno l’assalto al CSOA Macchia Rossa, aprendo la serranda e devastando gli interni, segnano un nuovo confine nel divario che separa ormai l’estrema sinistra dal popolo italiano. Perché se per manifestare contro l’apertura di una sede di CasaPound e un corteo di Forza Nuova ritieni opportuno sfasciare le macchine e mettere a ferro e fuoco un quartiere, vuol dire che la distanza che ti separa dal sentimento popolare è più o meno la stessa di Mario Monti.

Sangue di Enea Ritter

Un autogol di tale portata è comprensibile solo esaminando l’autoreferenzialità di quelle minoranze residuali rimaste all’interno dei centri sociali, dove la partecipazione popolare è stata definitivamente sostituita con la manovalanza politica degli immigrati. Gli unici due ambiti, forse, dove un piccolo legame con la gente comune è ancora in piedi sono le lotte per la casa e il mondo studentesco, ma anche qui l’incapacità di incidere sulla realtà è palesato dalla frustrazione di manifestazioni che assomigliano a liturgie ormai svuotate di ogni significato. Tutto sfogato con qualche manganellata della celere a cadenza stagionale, magari fuori dall’università di Bologna o per le vie del centro di Roma. Ma la Magliana non è via Cavour e se ne sono accorti (forse lo avevano scordato) sabato scorso, non tanto per le denunce e gli arresti ricevuti dopo gli scontri, e nemmeno per il sequestro del centro sociale operato dalla polizia, ma per i “ve ne dovete andà” urlati dalle donne scese dai palazzi, dai “Magliana non è rossa avete rotto er c….o” di chi dava i calci alla serranda del Macchia Rossa, fino alla pioggia di insulti su Facebook che gli amministratori delle pagine antifasciste non facevano in tempo a cancellare, dove agli “avete fatto una cosa ignobile” e “vergogna, avete terrorizzato un intero quartiere”, si aggiungevano minacce colorite in romanesco: “se tornate a Magliana la sveglia la pjate quadrupla”.

Black Brain

Quello dei cosiddetti “movimenti” del resto sembra un declino irreversibile. Dopo l’apice del G8 di Genova nel 2001, nel 2004 il siluramento del rappresentante romano dei “disobbedienti” Nunzio d’Erme operato da Bertinotti, che scelse di mandare a Bruxelles Nichi Vendola al posto suo, spinse, almeno nella realtà romana, l’estrema sinistra in un angolo. Dopo un decennio di esperienze elettorali fallimentari e di presenza militante sempre più ridotta, il canto del cigno oggi è palesato dall’appoggio elettorale ai 5 Stelle e da debàcle territoriali come quest’ultima della Magliana. Poche sono le eccezioni, come Napoli, dove i centri sociali sono riusciti ad arrivare al governo della città insieme a De Magistris.

Per il resto un po’ ovunque, almeno in potenza, sembrerebbero i movimenti identitari e sovranisti quelli con le carte in regola per porsi al fianco del popolo italiano. Su immigrazione e degrado gli ultimi casi di Goro e della caserma Montello a Milano parlano chiaro. Così come in termini culturali sono gli unici a rappresentare un argine contro il pensiero unico. Proprio il contrario di centri sociali ed estrema sinistra, che tra gender e immigrazione hanno rappresentato l’avanguardia dell’ideologia che anima personaggi come Soros o la Boldrini. Nelle nuove categorie politiche e sociali semplificate, divise tra l’alto e il basso, tra estabilishment e popolo, l’estrema sinistra si è schierata senza remore contro il popolo, bollato come “reazionario”. Adesso arriva il conto da pagare.

 Davide Romano

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

3 Commenti

  1. Nemici della Nazione da sempre. Con la polarizzazione sociale in atto sono destinati a scomparire o, come in realtà sta già accadendo, a doversi schierare contro il popolo italiano e tutte le istanze sovraniste.
    Le loro battaglie ormai sono tutte per gli immigrati e contro gli italiani. Non hanno futuro. Scompariranno presto.

Commenta