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Pechino, 17 giu – E’ ormai salmone-fobia a Pechino, dove nel mercato di Xinfadi, luogo di emersione del nuovo focolaio di coronavirus, sono state trovate tracce di Sars-CoV-2 su di un banco dove venivano lavorati tagli di «salmone importato». In realtà la presenza del patogeno era stata riscontrata in vari punti all’interno della struttura, ma i media cinesi hanno preferito focalizzare la propria attenzione sulla provenienza del salmone. La psicosi si è propagata in un attimo: il pesce incriminato è stato eliminato dai supermercati e dai menù dei ristoranti. La clientela dei sushi-bar si è volatilizzata. Media, scienziati e autorità si sono affrettati a puntare il dito contro il nuovo accusato, il salmone norvegese, e affibbiargli la responsabilità dell’emersione del nuovo focolaio pechinese. Subito sospese le importazioni dall’estero, come confermato dalla testimonianza di alcuni dei maggiori produttori norvegesi.

Persino alcuni scienziati cinesi ammettono che la diffusione del virus attraverso i tagli di pesce, spesso congelato, sia un fatto estremamente improbabile. Le tracce del Sars-CoV-2 sono peraltro state individuate sul banco e non direttamente sul cibo, è quindi più plausibile che qualcuno vi abbia tossito sopra.

Addirittura in Cina qualcuno è arrivato a chiedersi se la responsabilità del focolaio di Wuhan non fosse del salmone e non dei pipistrelli, dei furetti o dei pangolini. L’obbiettivo delle autorità cinesi, quindi, sembra quello di mettere sul banco degli imputati qualsiasi elemento che provenga da fuori i confini nazionali, suffragandolo con tesi piuttosto «ballerine» e campate per aria. Alla psicosi si affianca la paura del contagio: oggi sono stati riportati 31 nuovi casi (in totale 44 in tutto il Paese), l’amministrazione cittadina ha alzato il livello di allarme in città al secondo più alto e richiuso tutte le scuole, mentre le autorità hanno soppresso la maggior parte dei voli in uscita dagli aeroporti della capitale, che rimane isolata dal resto del Paese – anche se non in lockdown.

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. E’ oramai accertato che la Cina stava scivolando verso una recessione con rischi di grandi rivolte popolari alla dittatura del Presidente a vita.Il coronavirus è stata un ottima opportunità per togliere altre libertà, comprese quelle di manifestare.Si vede che ora il governo cinese ci prova nuovamente con la strategia del terrore e con la solita scusa.E la gente in Occidente è di nuovo ancor piu’ spaventata, ma anche questo serve alle elites occulte del denaro prodotto dal niente in forma privata.Riusciranno grazie ad un qualsiasi virus e alla dittatura sanitaria continua ad esportare la dittatura cinese in occidente e schiacceranno ogni dissenso e libertà

  2. Solo i FESSI , virologi compresi , nanno
    creduto alle balle su pipistrelli e pangolini ….
    I cinesi sono dei VONCIONI !
    Se preferite …. hanno un senso dell’igiene
    diverso dal nostro ….

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