Roma, 18 dic – La liberazione dei pescatori italiani detenuti in Libia resta un’ottima notizia, a prescindere dalle valutazioni sulla “passerella” di Conte e Di Maio a Bengasi. Ma come sempre in questi casi, considerato il rituale no comment della Farnesina, persistono molti dubbi sul come si è arrivati al rilascio dopo quasi quattro mesi dal sequestro dei nostri marittimi. Le ipotesi al solito si sprecano: dal possibile riscatto pagato dall’Italia, ad altri oboli versati alle milizie che controllano la Cirenaica, passando per il deus ex machina straniero (l’Egitto?) intervenuto per risolvere la questione. C’è però un’altra supposizione, quella forse più controversa, rilanciata oggi dal quotidiano panarabo Asharq Al-Awsat: uno scambio di prigionieri avvenuto dopo un accordo tra il governo italiano e quello di Bengasi.



Pescatori liberati, scambio con i “calciatori-scafisti”?

E chi avrebbe consegnato l’Italia per ottenere il rilascio dei pescatori di Mazara del Vallo? Quattro cittadini libici condannati in Italia come scafisti, stando a quanto riportato dal giornale in questione, noto tra l’altro per essere vicino al generale Khalifa Haftar. Il quotidiano cita “fonti libiche ben informate”, secondo cui “l’accordo di scambio di prigionieri con l’Italia si è concluso sullo sfondo di una mediazione regionale”. Altri dettagli non sono stati forniti ed è senz’altro probabile che le cose non stiano esattamente così.

Sta di fatto che Haftar, pochi giorni dopo il sequestro dei marittimi siciliani, aveva ricattato l’Italia avanzando proprio questa proposta: vi ridiamo i pescatori catturati dai nostri militari a 35 miglia dalla costa libica, ma soltanto in cambio di 4 nostri calciatori. Peccato che questi ultimi siano in realtà uomini condannati in Italia a 30 anni di carcere per traffico di esseri umani e omicidio di 49 immigrati. Non a caso il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, bollò la proposta di Haftar come “ripugnante”. Inutile dire che se l’Italia avesse davvero ceduto al ricatto libico, sarebbe molto grave. Perché a prescindere dal risultato ottenuto, che resta appunto ottimo per quanto eccessivamente tardivo, avrebbe mostrato una debolezza inaudita.

La richiesta di chiarimenti

Nel frattempo il senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, vicepresidente del Copasir, ha chiesto l’audizione del premier, del ministro degli Esteri e del direttore dell’Aise al Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica “al fine di chiarire nelle sedi competenti quali siano state le modalità della liberazione” dei pescatori italiani.  “Ora è evidente quel che il governo ha sempre smentito: si è trattato di un rapimento politico che ha raggiunto il suo obiettivo, la sottomissione dell’Italia”, ha detto Urso. “È quanto avevamo sempre sostenuto nei nostri interventi in Aula e nelle nostre interrogazioni – ha tuonato il senatore di FdI – ma il ministro degli Esteri, invece, caparbiamente insisteva che avevano sbagliato i pescatori a inoltrarsi, a loro rischio, in quel mare conteso e che il sequestro non aveva nulla a che fare con la sua missione in Libia che si svolgeva proprio in quelle ore e che mirava a delegittimare Haftar”.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Poi i Trinaricciuti dicono di NON DARE LA MANO , STARE LONTANI ,
    Evitare Assembramenti , indossare TUTTI la mascherina ….

    Preghierina , COVID datti da fare , LIBERA MOS A MALO .

    Dare la mano ad un ASSASSINO , come aftar ……

    Bengasi andrebbe PULITA col NAPALM ,,
    Mi piace l’odore del napalm di mattina , profuma di VITTORIA .

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