Il Primato Nazionale mensile in edicola

imageRoma, 2 gen – “Come i pini di Roma, la vita non li spezza”. Così cantava Antonello Venditti in “Notte prima degli esami”. Il riferimento è al poema sinfonico del 1924 di  Ottorino Respighi. A tali pini viene paragonata la vita dei 4 ragazzi cantati da Venditti. Nonostante tutto, nonostante la durezza della vita, loro non si spezzano. Esattamente come i pini di Roma che hanno visto passare vicino a loro centinaia di anni di storia.



Almeno fino a Marino, la cui aurea negativa sembra riuscire a demolire qualsiasi cosa abbia a che fare con la storia di Roma.

Black Brain

Come il pino del Gianicolo che ieri si è abbattuto sul Mausoleo dei Garibaldini. Inaugurato il 3 novembre 1941 da Mussolini e progettato  dall’architetto Jacobucci, il Mausoleo accoglie i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale tra il 1849 e il 1870. Sorge nella località di Colle del Pino, dove,tra l’aprile e il luglio del 1849, Garibaldi guidò l’ultima eroica difesa della Repubblica Romana.

All’interno del Mausoleo vi sono raffigurazioni legate all’antica Roma: la lupa, l’aquila imperiale, scudi, elmi. Tutto ciò che fosse legato con i valori e le tradizioni di Roma. Tutto ciò che  Mussolini volle fortemente preservare e valorizzare. Sui piedistalli sono incise i nomi delle battaglie più significative per la liberazione di Roma tra il 1849 e il 1870 (ad esempio quella di Monte Parioli o quella di Villa Spada nel 1849; quella di Monterotondo nel 1867; quella di Porta Pia nel 1870), mentre sulle lapidi compaiono gli oltre 1600 nomi degli eroi caduti. Tra i nomi più noti, soprattutto ai romani, ci sono quelli di Angelo Brunetti (meglio conosciuto come Ciceruacchio), fucilato con i 2 figli; Andrea Aguyar il “moro di Garibaldi”, Francesco Daverio,Giuditta Tavani Arquati e Colomba Antonetti Porzi. Ma una nota merita il sepolcro di porfido che contiene i resti di Goffredo Mameli, autore dell’inno d’Italia, morto a 22 anni proprio sul Gianicolo.

Enrico Luciani, presidente dell’associazione Cipriani Comitato Gianicolo crede che “sia colpa del maltempo di questi giorni. Il pino era all’interno della struttura inaugurata da Mussolini nel 1941. Speriamo che il comune intervenga per provare a mettere il Mausoleo in sicurezza, verificando anche lo stato di salute dei pini”.

Ma a Marino sembra interessare poco della sicurezza dei romani (cittadini, piante o strutture che siano). Difatti solo a novembre l’Alberone di Via Appia ha ceduto ferendo una donna. L’Alberone fu impiantato nel 1986 dopo che la quercia plurisecolare  crollò a causa di una “lunga e lenta fuga di gas che avvelenò le sue radici”. Purtroppo questo episodio di 28 anni fa non ha insegnato nulla. Ma comunque, tornando ad oggi, a settembre dei rami di un platano di via Nomentana investirono un auto provocando 2 feriti.

E così via. Ogni qualvolta Volturno, antico dio romano del vento, decide di soffiare più forte tra le vie dell’Urbe, oppure Giove ripulisce la Capitale con i suoi acquazzoni, la situazione si ripresenta uguale. Alberi spezzati, strade allagate, feriti, auto distrutte, palazzi danneggiati.

Roma e i romani sembrano non essere al sicuro finché Marino siede al Campidoglio. E i numi  sembrano voler dire questo: dimissioni subito. O Roma si spezzerà. Proprio come il pino del Gianicolo.

Federico Rapini

Pivert casual italian brand

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta