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Roma, 9 mag — Secondo Pippo Baudo la Rai non dovrebbe querelare Fedez per aver sfruttato il palco del Primo maggio scandendo il suo comizio pro-Ddl Zan condito dalla lista di proscrizione dei consiglieri leghisti presuntamente omofobi: secondo il popolare conduttore, infatti, la tv di Stato avrebbe dovuto silenziare il rapper mentre pronunciava il discorso.   



Pippo Baudo bastona Fedez…

«Se avessi condotto io il Concertone del Primo Maggio avrei spento le telecamere a Fedez durante il suo discorso. Per querelarlo è troppo tardi, equivarrebbe solo fargli il doppio della pubblicità». Così Pippo Baudo, 85 anni tra poche settimane, è intervenuto duramente sulla vicenda del Primo maggio che continua a far discutere. Secondo il presentatore siciliano, intervistato da AdnKronos, «Fedez ha esagerato». Il marito della Ferragni pecca un po’ troppo di protagonismo, spacciato per impegno sociale. «Poteva fare spettacolo, mentre fa ogni cosa per essere protagonista. E ha sbagliato a fare quel discorso in una sede che non era sua».

… e alla Rai

Secondo Pippo Baudo ha sbagliato anche la Rai, dimostratasi troppo tenera e poco risoluta nei confronti del cantante. «L’errore che ha commesso la Rai è stato quello di non dire semplicemente che quel palcoscenico era il suo e a lei competeva l’autorizzazione. Chiedere il testo dell’intervento di Fedez è stato senza dubbio corretto». Fedez non era a casa propria: quel palcoscenico veniva trasmesso dalla Tv di Stato, luogo di pluralità. «Se tu vieni a casa mia e io ti ricevo nel mio salotto, io voglio sapere cosa ci vieni a fare. E poi gli argomenti che Fedez ha toccato sono complicati e non si può utilizzare il mezzo pubblico in maniera così indiscriminata. Bisogna stare attenti perché si ripercuote sulla società in modo divisivo».

La critica al Ddl Zan

Proseguendo nell’intervista Pippo Baudo esprime la sua preoccupazione per le possibili derive del Ddl Zan. «Quanto si prefigge il Ddl Zan è già previsto dalla nostra Costituzione nei primi 12 articoli, quelli fondamentali. Lì si legge chiaramente, al primo comma dell’articolo 3, che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, oltre che di condizioni personali e sociali. Il Ddl Zan è un raddoppio».

Per il conduttore la proposta di legge che sta spaccando in due l’Italia è «un’altra legge che confonde le cose», dal momento che possediamo già una «fra le più belle carte costituzionali del mondo», una Costituzione «perfetta» e «garantista al massimo». E conclude con una riflessione: «Il Ddl Zan è la complicazione delle cose semplici. La vita che facciamo e, in particolare, la vita che conduciamo in Italia, ci ha dato tutte le marce che ci servono per vivere tutti insieme con tutte le diversità e le mentalità che si possono avere». 

Cristina Gauri
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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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