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Roma, 26 giu – Quando ha investito Autostrade per l’Italia per la manutenzione del Ponte Morandi? Meno di mezzo milione da quando, ad inizio millennio, l’infrastruttura è passata alla società dei Benetton. Fanno all’incirca 26mila euro l’anno. E’ anche attorno a questa cifra, di per sé decisamente indicativa, che la Procura di Genova costruisce parte della requisitoria con la quale ha chiesto ieri ben 59 rinvii a giudizio per il crollo del viadotto Polcevera. Una tragedia che poteva, secondo i magistrati, essere evitata.



Speso più per l’indagine che per la manutenzione del Ponte Morandi

“Se il concessionario avesse speso in sicurezza una sola parte del denaro che è stato speso per questa indagine e che verrà speso per il futuro processo, oggi non saremmo qui a parlare del crollo del ponte Morandi, né di indagini, né di processi” si legge nelle oltre duemila pagine con la quale i pm liguri chiedono di processare 59 persone. Ci sono l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci e l’ex direttore delle manutenzioni Michele Donferri Mitelli. Accanto a loro anche Antonio Galatà, già ad di Spea Engineering. Imputate anche le rispettive società, tutte controllate da Atlantia, la cassaforte finanziaria dei Benetton. Alla sbarra potrebbero finire anche funzionari del ministero delle Infrastrutture, accusati di non aver vigilato.

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“Immobilismo” e “consapevolezza dei rischi” sono concetti ricorrenti nel caso Ponte Morandi. Le fattispecie contestate a vario titolo sono quelle di disastro aggravato, attentato alla sicurezza dei trasporti, omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. Seguono l’omicidio colposo plurimo, le lesioni personali colpose, per finire con l’omicidio stradale. Come aggravante, per alcuni degli imputati si ipotizza la colpa cosciente: sapevano dei rischi cui andavano incontro, ma hanno comunque agito con negligenza. O peggio ancora per soddisfare l’avidità degli azionisti: “Il vero grande problema è che le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo e meno facevamo… così distribuivamo più utili… e Gilberto e tutta la famiglia erano contenti”, spiegava, intercettato, il braccio destro dei Benetton Gianni Mion.

Il regalo ai Benetton non si ferma

Entro questa estate dovrebbe tenersi l’udienza preliminare, la cui data non è ancora stata fissata. Quel che è certo, invece, è che nonostante il pesante quadro accusatorio, non si ferma il regalo miliardario che il governo, invece di procedere con ancora più forza – e sulla scorta delle risultanze di indagine – sulla strada della revoca, sta per apprestarsi a fare alla famiglia trevigiana: 9,3 miliardi andranno ad Atlantia, 2,4 ai Benetton. Quest’ultima cifra è di 300 milioni superiore a quanto speso, nei cinque anni precedenti la tragedia del Ponte Morandi, per le manutenzioni complessive sulla rete. E valgono 55 milioni per ogni vita rimasta sotto al viadotto.

Filippo Burla



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