Roma, 30 set – Tutto è partito da un esposto di quaranta pagine presentato da Chiara Colosimo, allora consigliere della Regione Lazio e ora neoeletta deputata di Fratelli d’Italia, dalle denunce di Roberta Bernardeschi, segretario generale della Federazione nazionale dei dirigenti e dei quadri direttivi delle regioni, e dall’inchiesta di Etruria News. Nicola Zingaretti, presidente Pd della Regione Lazio e ora deputato, e Carmelo Tulumello, responsabile della Protezione civile regionale, hanno ricevuto un “invito a fornire deduzioni” dalla Corte dei conti che vuole far luce su quei 11,7 milioni di euro in mascherine mai consegnate alla Regione Lazio nel 2020. Per i pm contabili, Zingaretti e Tulumello avrebbero causato quel buco con gli affidamenti alla cieca alla Ecotech Srl di Frascati per la fornitura di 9,5 milioni di mascherine. È da evidenziare che tale società aveva un capitale sociale di 10mila euro e aveva per ragione sociale “il commercio di prodotti non alimentari, la produzione e il commercio all’ingrosso e al minuto di materiale elettrico vario, articoli per l’illuminazione”. Quei contratti di fornitura di mascherine furono in gran parte pagati in anticipo e alla fine non sono stati onorati. Secondo il viceprocuratore generale della Corte dei conti Alfio Vecchio, la “responsabilità” del danno erariale da 11,7 milioni di euro “patito dalla Regione Lazio” e derivante dall’“incauto affidamento della fornitura di mascherine alla società Ecotech Srl” è direttamente ascrivibile al governatore Nicola Zingaretti.

Mascherine, le dirette responsabilità di Zingaretti

Zingaretti era solito ingerirsi negli acquisti di mascherine” e “diversi episodi testimoniano” come il presidente della Regione Lazio “si occupasse direttamente di intessere rapporti per l’acquisizione di mascherine”, si legge nell’invito a dedurre della Corte dei conti. Per il viceprocuratore generale, Zingaretti “ha svolto un ruolo causalmente efficiente nella produzione del danno conseguente alla gestione della situazione verificatasi con l’inadempimento di Ecotech, assumendo la posizione pubblica di rifiuto di recupero dell’anticipo” versato dalla Regione Lazio. “L’incauto affidamento – ricorda la procura contabile – è avvenuto sotto la copertura del decreto legge 14/2020 emanato per fronteggiare la pandemia che limitava la responsabilità amministrativa e contabile ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell’agente che li ha posti in essere o che vi ha dato esecuzione”. La Ecotech doveva consegnare la merce in tempi strettissimi, secondo il viceprocuratore “non compatibili con il tempo effettivo di sdoganamento della merce in base a quanto dichiarato da altri imprenditori alla Guardia di finanza”. Le mascherine non furono consegnate alla Regione Lazio e il 27 marzo del 2020 la Protezione civile inviò alla Ecotech una diffida ad adempiere, minacciando in caso di inadempimento la risoluzione del contratto e il recupero dell’acconto versato. Il decreto legge 14/2000 non venne convertito e così lo scudo legale venne abrogato dall’articolo 1 comma 2 della legge 27/2020. Il giorno successivo la Protezione civile del Lazio procede all’immediata risoluzione di tutti gli affidamenti, ottenendo la restituzione di soli 1,7 milioni e la consegna di due milioni di mascherine.

Mascherine, Zingaretti denuncia i giornalisti

A questo punto, lo scandalo scoppiò mediaticamente e arrivò in Consiglio regionale, dove il centrodestra chiedeva chiarimenti. Nonostante “l’inaffidabilità” della Ecotech, scrive la Corte dei conti, “era già facilmente presumibile anche solo analizzando la struttura societaria” e nonostante la stessa Protezione civile nella diffida ad adempiere parli di “inaffidabilità” e di “spregio delle più elementari regole di diligenza”, Nicola Zingaretti in persona interviene per difendere l’operato della Regione Lazio con due differenti comunicati stampa, l’8 e l’11 aprile 2020, minacciando denunce contro i giornali (anziché contro l’azienda inadempiente) che parlavano di truffa, bollando e diramando le inchieste giornalistiche come “bufala”. Tra i denunciati dal presidente della Regione Lazio, figura anche Etruria News, la prima a essersi occupata di questo scandalo. “Invece di denunciare”, si legge nell’invito a dedurre, “quanto accaduto e attivarsi per il recupero con una tempestiva azione cautelare, l’amministrazione regionale si assumeva la responsabilità di intavolare una illogica e infruttuosa interlocuzione” con l’azienda “sulla base di elementi improbabili e falsi”. Secondo il viceprocuratore, se la Regione si fosse attivata immediatamente avrebbe potuto recuperare le somme anticipate, prima che milioni di euro svanissero in una serie di bonifici verso l’estero, tutti puntualmente annotati, con i movimenti bancari in entrata e in uscita e le spese verso i subfornitori. La denuncia penale di Tulumello arriva solo il 27 aprile 2020, una circostanza che per il viceprocuratore evidenzia una tardiva e incompleta azione giudiziaria per il recupero delle “somme sottratte alla loro destinazione di acquisto di materiale sanitario”.

La sorella di Zingaretti

Come venne anticipato in un articolo de La Verità, il viceprocuratore cita un episodio riguardante la sorella di Nicola Zingaretti, la quale aveva indicato a un imprenditore il contatto della segretaria di Tulumello: “La sorella di Zingaretti, pur non essendo dipendente della Regione Lazio e priva di qualsiasi ruolo ufficiale, svolgeva un ruolo attivo di canalizzazione di possibili fornitori di mascherine, facendo così intendere un coinvolgimento talmente diretto del presidente della Regione nella gestione delle forniture di mascherine da arrivare a ricomprendere anche i suoi familiari”. La procura contabile cita anche un altro episodio riguardante una mail del 20 marzo 2020 inviata dal presidente della comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici, con allegati contratti di fornitura di mascherine, che aveva per oggetto “Come da richiesta di Nicola Zingaretti, mi sono attivato per far fronte alle richieste di aiuto della Regione Lazio”. Per il viceprocuratore generale, il presidente della Regione Lazio “ha effettuato diverse ingerenze nel procacciamento di mascherine” e “ha svolto un ruolo causalmente efficiente nella produzione del danno conseguente alla gestione della situazione verificatasi con l’inadempimento di Ecotech, assumendo la posizione pubblica di rifiuto di recupero dell’anticipo” versato dalla Regione. Nelle prossime settimane, Zingaretti e Tulumello verranno convocati dalla Corte dei conti per le controdeduzioni del caso, alle quali stanno lavorano i loro avvocati.

L’assessore D’Amato e lo scandalo fondi pubblici

Non è la prima volta che la Corte dei conti si interessa alla giunta regionale dem del Lazio. All’inizio di settembre, Alessio D’Amato, assessore Pd alla Sanità, è stato condannato al risarcimento di 275mila euro di fondi pubbliciutilizzati indebitamente per finanziare l’attività politica”. A stabilirlo è stata la procura contabile che ha concluso il processo sui finanziamenti regionali, percepiti tra il 2005 e il 2008, dalla Fondazione Italia Amazzonia Onlus, di cui D’Amato era l’allora presidente. Quei fondi erano stati “utilizzati indebitamente per finanziare l’attività politica della associazione Rosso-Verde e del gruppo consiliare Ambiente e Lavoro, riconducibile a D’Amato”, si legge nella sentenza della Corte dei conti. Sono stati condannati, in solido con D’Amato, anche Barbara Concutelli, presidente della Fondazione Italia Amazzonia, e il responsabile della segreteria dell’assessorato alla Sanità del Lazio, Egidio Schiavetti. D’Amato ha dichiarato che impugnerà la sentenza.

Francesca Totolo

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