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Roma, 22 mag – Incipit: le colpe di un chitarrista non ricadono sulla Propaganda Live che lo ospita. E non saremo noi a puntare il dito contro Roberto, aka “Bob”, Angelini sanzionato dalla Guardia di Finanza per aver fatto lavorare in nero una sua amica nel suo ristorante giapponese. Non saremo noi neppure a invocare il tribunale del popolo per un post strappalacrime in cui cotanto volto televisivo, anziché cospargersi il capo di cenere, chiamava la sua ex dipendente “pazza incattivita” per averlo smascherato.



“Non siamo i giudici di Roberto Angelini, non sono i social i giudici di Roberto Angelini”, ha precisato oggi Diego Bianchi, aka Zoro, intervenendo sulla vicenda. Giusto, d’altronde vige sempre la separazione dei poteri cesellata da Montesquieu. “Ha sbagliato gravemente, si è scusato. Ha deciso di fare un passo indietro. Quando vorrà, il posto qui è suo”, dice ancora il candido Zoro. Ecco, è qui che si innesta il quarto potere à la page, quello dei più buoni. “Sensibile e umano”, con “dentro il cuore un affetto vero”, così come descritto magistralmente dall’ultimo Gaber, indigesto alla rossa nostalgia dei compagni abbarbicati sul qualcuno era comunista.

Propaganda Live, il rifugio della sinistra che si piace

Perché Propaganda Live è il centro di gravità permanente dell’ironia a denti stretti del radicalchicchismo addivanato, l’atea mistica meccanica del centro sociale che si fece cool. Piace alla sinistra desiguale, in birkenstock e canotta. Piace ai vip che disprezzano la definizione di vip, piace a chi si piace ma non vuol piacere e si riscalda il cuore rimembrando i bei tempi in cui l’eskimo splendea. E’ lì che lo zero al calcare diviene intellettuale, gli spiegoni pomposi si tramutano in verbo e l’acuto cinguettio social viene offerto come antidoto contro l’odio social del becerismo “de destra”.

Propaganda Live è l’essenza del ruffiano spettinato “de sinistra”, che la sa lunga quando ride dell’altro da sé senza vedere il nulla cosmico in sé. Processo alchemico di quell’alternativa travestita in restyling della vecchia Rai3, troppo ingessata per reggere il passo di un settimo canale rimodulato a dovere da Cairo. Se vi soffermerete per un attimo su quello che è oggi il rifugio consolatorio della sinistra italiana, scoprirete d’un tratto che le deprecabili uscite di un buono poco contano nel mare magnum del correttismo.

Eugenio Palazzini

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2 Commenti

  1. Un altro di quei programmi di LA7 che non si può guardare da tanto sdegna, fortunatamente ho un arma segreta, fate come me, cambiate canale.

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