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La signora Michela Murgia, nota ormai come intellettuale (categoria più volte sbeffeggiata da Sorel), ha emesso l’ennesimo rumore carico di odio: «A me spaventa avere un commissario che gira con la divisa, non l’ho mai subito il fascino della divisa. Gli unici uomini che ho visto in divisa davanti alle telecamere sono i dittatori, quando vedo un uomo in divisa un po’ mi spavento sempre». Spero che non abbia mai bisogno di chiamare polizia o carabinieri, ma in tal caso credo che non chiederà l’intervento in borghese.

Sangue di Enea Ritter

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di maggio 2021

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La Murgia e le divise

Ovviamente le persone di buonsenso hanno riso di questa ennesima sciocchezza della Murgia, ben sapendo che le «divise» fanno parte della struttura di ogni Stato. E rappresentano l’appartenenza a un corpo, non solamente militare: basti pensare ai vigili del fuoco. Invero, esistono oggi dittatori senza divise, vedi il venezuelano Maduro, come esistono personaggi di indiscussa fedeltà democratica che hanno vestito uniformi – mi vengono in mente Churchill, Eisenhower, De Gaulle – e sicuramente accadrà anche in futuro. Purtroppo oggi troppi politici e giornalisti sono schiavi del proprio format, del proprio posizionamento e di altri strumenti di produzione di reddito. Lo comprendiamo. Siamo uomini (e donne, sia mai) di mondo. Michela Murgia, che archiviamo per non disperdere ulteriore tempo e neuroni, ci dà però la possibilità di fare una riflessione sulla «militarizzazione» della gestione della pandemia

Basta con le metafore belliche sul Covid

Il generale Figliuolo è un ufficiale e, dopo 40 anni di carriera nell’esercito, è normale che parli in gergo militare. Tuttavia questo gergo si è imposto sin dall’inizio, e sono stati usati a sproposito termini militari – a partire da «coprifuoco», «siamo in guerra», «combattere», «guerra al Covid» – per giustificare qualsiasi imposizione, spesso contro i princìpi fondamentali della nostra Costituzione. Ma soprattutto per nascondere il fallimento della gestione ordinaria e straordinaria, gli errori politici e gli strafalcioni comunicativi. «Siamo in guerra con il virus, ma presto inizierà la ricostruzione» (cit. Conte) rappresenta una visione molto discutibile di quali metodi sono stati usati, e ripeterlo come un mantra lo ha fatto diventare una facile giustificazione per zittire le molte rimostranze. La nostra Costituzione prevede lo stato di guerra (ex art. 78) ma non lo stato d’emergenza. Che in ogni caso andrebbe deliberato dal parlamento e dichiarato…

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5 Commenti

  1. C’è anche chi ha paragonato le parole alle bombe, dichiarandole più pericolose !….
    Il famoso chiacchiericcio.

  2. Ci credo che non le piacciono gli uomini con la divisa; ci credo !!! ma si deve contentare; Che li vorrebbe in pigiama ???

  3. Ah ma questa è una scrittrice ? credevo che le cazzate si limitasse a dirle; le scrive ancora ? CHE CORAGGIO !!!

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