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Roma, 22 mag – La Coop non sei tu e qualcuno per darti di più. In questo caso il giudice che ha ordinato di reintegrare una donna licenziata per aver fatto assaggiare a un cliente due gamberetti. Una vicenda incredibile che ricostruiamo brevemente, giusto per inquadrare bene le “meraviglie” di certe cooperative rosse.



Licenziata dalla Coop per due gamberetti

Nel 2019 una commessa di un reparto di pescheria di un supermercato Coop di Firenze venne licenziata dopo aver regalato a un cliente due gamberetti, richiesti per prove allergiche. Come spiegato dal sindacato di base Usb, “la lavoratrice li chiude in una busta scrivendoci sopra a penna ‘per test allergico’, senza prezzare la merce. “Lo aveva già fatto in passato su ordine della vecchia capo reparto”, e oltretutto “la bilancia quasi non rileva il peso” dei gamberetti. Al riguardo “sarà poi fatta successivamente una prova. La lavoratrice viene messa in croce, fino ad arrivare al licenziamento che verrà comunicato alla dipendente, la vigilia di natale del 2019“.

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La sentenza del Tribunale del lavoro

Adesso la lavoratrice ha vinto la causa e il Tribunale del lavoro ha condannato Unicoop a reintegrare la commessa nel posto di lavoro. Oltre a pagarle 12 mensilità, le spese legali, la rivalutazione e gli interessi. La sentenza del giudice restituisce così “dignità e rispetto” a questa lavoratrice, rimarca Usb. “Dignità per le proprie figlie e per se stessa”. Peraltro lo stesso giudice, fa notare il sindacato di base, in passato “aveva condannato Unicoop Firenze per il nuovo regolamento aziendale inerente alla procedura di vestizione e svestizione il ‘tempo tuta'”. In pratica Unicoop aveva inserito tra le regole aziendali il cosiddetto “tempo tuta” come esterno all’orario di lavoro, dunque non retribuito. Peccato che la legge preveda il contrario, ovvero di considerare il tempo necessario alla vestizione del lavoratore come lavoro effettivo, quindi retribuito. E ci mancherebbe altro, verrebbe da dire.

La Coop non si scusa. E insiste

Ma non è tutto, perché Unicoop non si è affatto cosparsa il capo di cenere, anzi. “Dispiace rilevare la ricostruzione non veritiera che viene fatta rispetto ad una reazione doverosa della cooperativa verso una propria dipendente”, si legge in una nota Unicoop Firenze che rivendica così la decisione di licenziare la lavoratrice. “In questa vicenda – scrive ancora la cooperativa – la dipendente non ha rispettato la normativa in materia di igiene e sicurezza alimentare, contravvenendo inspiegabilmente alle regole in materia di tracciabilità degli alimenti e di corretta informazione ai consumatori, di conseguenza mettendo a rischio la salute e l’incolumità dei clienti”. Se non le scuse, almeno l’aureo silenzio sarebbe doveroso.

Alessandro Della Guglia

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