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Trento, 25 giu – E’ di nuovo caccia all’orso problematico. Il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha firmato l’ordinanza con la quale si dà mandato al Corpo forestale provinciale di monitorare l’area – zona Monte Peller in Val di Non – dove due persone (padre e figlio) sono state aggredite da un orso, di identificare l’animale responsabile e quindi procedere con l’abbattimento della bestia. Le vittime dell’aggressione sono Fabio e Christian Misseroni, rispettivamente padre e figlio di 59 e 28 anni. Rimasti feriti entrambi, è andata peggio al padre, che ha riportato la frattura scomposta di una gamba.

«È chiaro che un episodio del genere, che si aggiunge a numerosi altri casi di plantigradi che entrano sempre più spesso nei centri abitati a fondovalle, ci impone una riflessione sulla situazione presente sul nostro territorio – ha dichiarato Fugatti in conferenza stampa – In Trentino ci sono fra gli 82 ed i 93 esemplari a cui si aggiungono i nuovi cuccioli (21, ndr). Questi numeri mettono in dubbio la possibilità di convivenza dell’orso con l’uomo». Nel frattempo, nel territorio circostante il teatro dell’attacco è stato predisposto un presidio di protezione. Il laboratorio della Fondazione Mach a San Michele all’Adige sta esaminando gli abiti delle due vittime del plantigrado – di cui non si conosce ancora il sesso – nel tentativo di identificarlo attraverso l’esame del Dna.

La decisione ha immediatamente fatto divampare le più aspre polemiche in seno alle associazioni animaliste. L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa Italia) ha annunciato ricorso al Tar. La Lav si dice pronta a contrastare con ogni mezzo «una nuova ingiustizia e per tutelare come sempre, anche nelle aule dei tribunali, il diritto a vivere liberi, nei loro boschi, di questi splendidi animali» aggiungendo: «No al Far West. Esistono delle regole dettate dal piano d’azione (Pacobace) che non possono essere calpestate a piacimento da politici in cerca di visibilità. Ci si concentri invece sul risalire alla corretta dinamica dell’incontro ravvicinato».

Nel frattempo, al grido dello slogan «il Trentino killer va boicottato» una cordata di sigle animaliste tra cui Movimento Centopercentoanimalisti si è riunita per un’iniziativa di boicottaggio della Regione. Il movimento è arrivato a definire il Trentino una «terra sanguinaria con la storia che si ripete» menzionando le vicende dell’orsa Daniza, KJ2 e dell’esemplare maschio M49, che si trova attualmente rinchiuso presso il centro faunistico del Casteller a Trento sud dopo aver manifestato alcuni comportamenti problematici e una fuga durata oltre un anno.

L’Ente nazionale protezioni animali (Enpa) bolla come «assurda, ingiustificabile e immotivata, anche sotto il profilo scientifico, la condanna a morte dell’orso ‘X’ decisa dalla Provincia Autonoma di Trento con l’ordinanza di ieri sera». Secondo l’Ente «un atto che sa tanto di vendetta in risposta a dei fatti, decisamente poco chiari, su cui invece andrebbe fatta luce al più presto per stabilire le reali dinamiche dell’incidente». Gli fa eco il Wwf che puntualizza come «le dinamiche dell’incidente non siano ancora chiare». Quindi, «in mancanza di alcuni elementi fondamentali per definire cause e responsabilità dell’accaduto, ad esempio l’eventuale presenza di cuccioli o altre motivazioni che possono aver spinto l’orso a ferire le due persone (come previsto dal Piano d’azione per la conservazione dell’orso sulle Alpi), l’emanazione di ordinanze di abbattimento appare una scelta improvvida e fuori luogo. Per questo motivo – conclude il Wwf – diffida la Provincia di Trento dal procedere in tal senso, mentre la invita a rafforzare le iniziative di educazione e sensibilizzazione in tutti i territori dove vive il plantigrado».

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Se si erano estinti c’era un motivo, l’errore è stato reintrodurli in zone frequentate da esseri umani, quando non addirittura abitate. Non è possibile la convivenza con gli orsi, che se ne facciano una ragione, si dovrebbero, se proprio si vuole insistere, istituire zone no limits per gli umani, ma, di conseguenza anche impedire, con ogni mezzo,incluso l’abbattimento, che i plantigradi ne escano. Tutti insieme nelle stesse aree non va bene,prima o poi ci scapperà il morto, non perchè gli orsi sono cattivi, ma semplicemente perchè sono orsi, non cagnolini da salotto.

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