Bari, 20 gen — Super green pass o tampone negativo nelle 48 ore precedenti per sottoporsi a visite ed esami medici non urgenti, altrimenti si resta fuori e senza cure. E’ quanto contenuto nella disposizione adottata da tutti gli ospedali e gli ambulatori pugliesi secondo la circolare regionale 131 del 6 gennaio 2022. Il pretesto, come sempre, è quello di arginare il contagio da Omicron: variante che buca tranquillamente i vaccini rendendo, di fatto, inutile (e pericoloso, perché consente ai vaccinati che non sanno di essere infetti di diffondere il virus) il super green pass. 

Negli ospedali pugliesi niente cure senza super green pass

Tutto è iniziato da un esposto presentato da alcuni cittadini di Monopoli (Bari), sconcertati da un avviso comparso all’ingresso del presidio ospedaliero cittadino, all’entrata del servizio Cup. Con l’aiuto dell’associazione Colibrì Puglia i residenti hanno chiesto di verificare «se le limitazioni segnalate presso alcune strutture ospedaliere della Asl Bari possano eventualmente avere già determinato delle responsabilità penalmente rilevanti».

Gravi preclusioni

Questo l’allarme lanciato dall’associazione Colibrì in un comunicato: «Stiamo ricevendo in queste ore delle segnalazioni di utenti di servizi ospedalieri del territorio della Asl Bari che testimoniano alcune gravi ed ingiustificate preclusioni all’accesso alle strutture sanitarie del territorio, comunicate anche in forma pubblica dai relativi responsabili delle strutture». In particolare, Colibrì fa riferimento al caso di Monopoli, dove «campeggia un cartello con un avviso rivolto a tutti i pazienti a cui viene chiesto di esibire il super green pass. Tale prescrizione non appare conforme alla normativa vigente».

Secondo l’associazione, imporre l’esibizione del certificato verde determina «una inammissibile ed illegittima preclusione dell’accesso ai servizi in danno di tutti i pazienti che non hanno aderito alla campagna vaccinale anti Covid-19 o che non abbiano effettuato la terza dose, ledendo in misura inaccettabile il diritto alla salute». In Italia non solo l’ospedale diretto da Pregliasco, come si è visto, opera discriminazioni in ambito sanitario.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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