Roma, 2 gen – Continuiamo a occuparci del bando delle moschee indetto dall’allora assessore Pierfrancesco Majorino, intervistando una delle più forti oppositrici, Maryan Ismail, antropologa musulmana sufi e allora esponente del Partito Democratico, nonché fondatrice del circolo Pd Città Mondo. La Ismail nacque a Mogadiscio e arrivò come rifugiata in Italia perché il padre, un diplomatico somalo, era un oppositore del regime di Siad Barre. Nel 2015, l’Ambasciatore somalo all’Onu Yusuf Mohamed Ismail, il fratello di Maryan, fu ucciso dai terroristi di al Shabaab nell’attentato all’hotel Maka Al Mukarama di Mogadiscio. Da sempre avversatrice dell’islam politico, la Ismail lasciò il Pd quando si rese conto che il partito stava dando credito a esponenti legati ai Fratelli Musulmani. Ciò venne denunciato in una conferenza stampa, organizzata presso il Comune di Milano, dove la Ismail fece il nome di Sumaya Abdel Qader, candidata del Pd alle comunali, allora vicepresidente del Caim (Coordinamento Associazioni Islamiche Milanesi), e una delle fondatrici dei Giovani Musulmani d’Italia (Gmi). In seguito, la Ismail fu denunciata per diffamazione sia dal Partito Democratico sia da Sumaya Abdel Qader, poi eletta consigliere comunale del Pd. Entrambi le denunce vennero poi archiviate perché la Abdel Qader aveva fatto parte della Fioe (Federation of islamic organisations in Europe), organizzazione fondata dai Fratelli Musulmani. “I giudici hanno ritenuto che il mio allarme fosse da annoverare in un normale confronto politico, probabilmente non considerato importante dal Pd e da Sumaya Abdel Qader”, commenta la Ismail. In seguito a quei fatti, Maryam Ismail e i suoi figli furono vittime di gravi minacce e atti intimidatori e, per questo motivo, furono messi sotto protezione dalle Forze dell’ordine.

Qatargate, intervista a Maryan Ismail

Lei fu una delle più strenue oppositrici al bando delle moschee indetto da Pierfrancesco Majorino. Lei è musulmana. Può spiegarci i motivi?

Allora come oggi, rimango sempre della stessa idea. I luoghi di culto devono essere aperti a tutta la comunità di fedeli. Invece, il bando di Majorino era stato costruito soltanto intorno alla questione economica, tralasciando le esigenze reali della comunità islamica milanese, ovvero la partecipazione corale alla costruzione e alla gestione di una moschea. Noi chiedevamo una gestione trasparente e una moschea con pareti di cristallo, nel rispetto della libertà di culto. Purtroppo, gli interlocutori scelti dall’allora assessore Majorino avevano un orientamento islamo-politico. Ciò avrebbe portato a Milano le stesse lacerazioni che noi già subiamo nei nostri Paesi d’origine. L’islam politico nasconde quello che è il percorso di una teocrazia. Io sono per la separazione tra Stato e religione. Per questo motivo, volevamo una moschea che parlasse solo ed esclusivamente di religione.

Come ha dichiarato Davide Piccardo, ex coordinatore del Caim che si era aggiudicato l’area dell’ex Palasharp, la lista dei potenziali finanziatori, tra questi la Qatar Charity, era già stata depositata al momento della partecipazione al bando. Perché Majorino chiese l’intervento della prefettura di Milano solo dopo aver pubblicato la lista dei vincitori del bando?

Questa domanda bisognerebbe farla all’ex assessore Majorino. Quel bando è stato fin dall’inizio una scelta politica. All’epoca del bando, noi denunciavamo la presenza di alcuni Stati, come il Qatar e la Turchia, che gravitano intorno agli esponenti della Fratellanza Musulmana in Italia. Probabilmente, pressato dalle contestazioni dell’islam non politico milanese e dall’opposizione, Majorino scelse di coinvolgere la prefettura.

Quali legami aveva l’allora assessore Majorino con le associazioni vicine ai Fratelli Musulmani?

Gli interlocutori scelti da Majorino appartenevano all’islam politico, come il Caim. All’epoca, la più grande comunità islamica, quella del Marocco, non fu messa nella lista degli interlocutori del Comune perché gli fu detto che non aveva le certificazioni idonee. Il Comune escluse anche altre comunità islamiche, non legate al Caim e all’Ucoii (Unione delle comunità islamiche in Italia). Sembrava che alcune comunità fossero meno musulmane rispetto alle altre legate all’islam politico. Forse perché le comunità escluse dal Comune non avevano la Qatar Charity dei Fratelli Musulmani che elargiva sostanziosi finanziamenti?

Pierfrancesco Majorino con Sumaya Abdel Qader

Nel 2016, il Partito Democratico candidò Sumaya Abdel Qader, vicepresidente del Caim e legata ai Fratelli Musulmani. Ciò causò la sua uscita dal Pd. Quali furono le motivazioni che la spinsero a questa scelta?

Ci sono due motivazioni. La prima è la storia personale della mia famiglia perché sappiamo molto bene quanto sia forte l’influenza dell’islam politico, che è il mandante di ciò che affligge parte del mondo islamico, l’estremismo. È noto che i Fratelli Musulmani sono stati i sostenitori di frange estremiste allo scopo di instaurare regimi teocratici. Quindi, mi sono rifatta a quello che è successo nel mio Paese, la Somalia, e alla mia famiglia. Ho perso mio fratello Ambasciatore dell’Onu, il quale lottava per una Somalia pacificata e libera dall’estremismo, a causa di un attentato dei terroristi di al Shabaab. La seconda motivazione è giustificata dalla mia esperienza come cittadina che osserva la Costituzione e, per questo, non si può permettere che Stato e religione possano andare a braccetto. Come membro della segreteria metropolitana del Partito Democratico, posi l’attenzione su queste problematiche, non ricevendo alcuna risposta. Prima delle elezioni del 2016, evidenziai una perplessità che ancora ho, anche alla luce del Qatargate: come mai si è potuto permettere l’intervento di Tariq Ramadan*, qualche giorno prima delle elezioni a Milano, alla Sala “Di Vittorio” (Camera del Lavoro di Milano, ndr)? L’incontro era stato organizzato dal Caim e vi avevano preso parte diversi esponenti dell’islam politico in Italia, come Maher Kabakebbji, suocero di Sumaya Abdel Qader. Infatti, all’interno della sala, erano presenti i manifesti elettorali della Abdel Qader. Anche in quella occasione, chiesi al Pd di chiarire come abbia potuto permettere un tale sbilanciamento a pochi giorni dalle elezioni, visto che ero anche io candidata, e chiesi anche di chiarire la posizione del partito. Non ho mai ricevute risposte. Quindi, per coerenza, rassegnai le dimissioni.

* All’epoca, il teorico dell’islam politico Tariq Ramadan, cittadino svizzero e nipote di Hasan al-Banna (fondatore dei Fratelli Musulmani), era docente presso diverse Università, tra queste Oxford e la Facoltà di studi islamici del Qatar. Inoltre, è stato direttore del Centro di ricerca sulla legislazione islamica e l’etica a Doha ed è stato consulente in diverse commissioni collegate al parlamento europeo. Nel 2005, Tony Blair lo nominò in una commissione governativa per lo studio dei problemi dell’integrazione e dell’estremismo religioso. Tariq Ramadan è stato arrestato nel 2018 in Francia con la duplice accusa di stupro e di stupro su persona vulnerabile, violenze sessuali commesse tra il 2009 e il 2016 su quattro donne. Ora è sotto processo a Parigi e dovrà rispondere anche di un’altra accusa di stupro avvenuto nel 2008 a Ginevra, in Svizzera.

Tariq Ramadan

30 milioni di euro sono i fondi inviati dalla Qatar Charity dei Fratelli Musulmani ai centri islamici italiani. Ciò può rappresentare una minaccia per l’Italia?

Una prima minaccia riguarda le comunità islamiche in Italia. Investire 30 milioni di euro, significa che il Qatar vuole imporre la propria scuola giuridico-religiosa a tutti i musulmani italiani e, allo stesso tempo, reprimere le altre tre. Questo è un attentato contro la nostra libertà e la nostra sicurezza. I musulmani che si oppongono alla scuola giuridico-religiosa del Qatar potrebbero diventare vittime di pressioni e di altri tipi di ripercussioni. Siccome questo lo viviamo nei nostri Paesi di origine, non dobbiamo subire questa situazione anche nella Nazione che ci ospita. Lo Stato italiano può scegliere i propri interlocutori nel mondo islamico, ma ciò non a discapito della nostra libertà di opinione. Durante il Tavolo nazionale delle comunità islamiche, portai all’attenzione dei ministri dell’Interno Angelino Alfano e Marco Minniti l’importanza delle minoranze musulmane, perché queste sono nel loro insieme una maggioranza rispetto a un certo tipo di islam che si vuole imporre in Occidente, in Europa e in Italia. La mia firma sul patto poi stilato ha un peso di indipendenza, di riconoscimento e di dignità che deve essere pari a quei dei 30 milioni di euro del Qatar.

Quindi, qual è il reale progetto del Qatar? Soltanto quello di unificare sotto un’unica bandiera i musulmani in Italia e in Europa?

Il progetto è quello di islamizzazione politica delle comunità islamiche secondo lo statuto della Fratellanza Musulmana, cancellando intere culture, per poi favorire l’egemonia del Qatar in Italia e in Europa.

Secondo lei, esiste una correlazione tra i fondi inviati in Italia dalla Qatar Charity e le ingerenze di Doha svelate dallo scandalo Qatargate? Fanno parte di un unico progetto?

Certamente fanno parte di un unico progetto. Il sostegno di alcune forze politiche, nello specifico la sinistra che sembra antioccidentale, al Qatar sono ben visibili. Lo ha documentato il Qatargate con i soldi ritrovati a casa di Antonio Panzeri e di Eva Kaili. Quindi, da una parte, c’è l’ingerenza culturale e religiosa tramite la Qatar Charity, dall’altra parte, l’ingerenza politica di Doha in Europa. Una strategia di soft power molto intelligente. La potenza economica del Qatar è quasi illimitata e ciò gli permette di acquistare interi quartieri delle nostre città, come Porta Nuova a Milano, di egemonizzare il mondo accademico, come è successo all’Università di Oxford e in diversi atenei italiani, e di influenzare i media. Non è un caso che, nel 2022, Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, abbia invitato alcuni membri dell’associazione Femyso* (Forum dei giovani e degli studenti musulmani europei, ndr) per celebrare lo spirito delle nuove generazioni di europei. Questa vicenda ha infastidito fortemente il governo francese perché tale organizzazione era stata riconosciuta come portale di influenza dei Fratelli Musulmani in Europa.

Il post pubblicato su Instagram dalla Commissione europea con alcuni membri della Femyso, poi cancellato

Addirittura, nel 2021, il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa avevano lanciato una campagna per celebrare l’hijab. Le locandine sono state poi rimosse dai social network dopo le dure proteste anche del mondo islamico moderato.

La locandina pubblicata sui social network dal Consiglio d’Europa

* L’associazione Femyso ha sede a Bruxelles e annovera tra i suoi partner/finanziatori il Consiglio d’Europa, la Commissione europea, il Parlamento europeo, le Nazioni Unite e la fondazione di George Soros. Il ministro francese delegato alla Cittadinanza, Marlène Schiappa, si è scagliata contro la Commissione europea in seguito all’evento a Bruxelles. “Mi preoccupa fortemente “, ha dichiarato la Schiappa, qualificando Femyso come il “falso naso dell’islamismo” che si è infiltrato nelle istituzioni europee, affermando che queste associazioni devono essere sciolte.

Tornando all’Italia. Ora Pierfrancesco Majorino è il candidato Pd alla presidenza della Regione Lombardia. Come vede una sua possibile vittoria, anche per voi appartenenti all’islam moderato e non politico?

Ovviamente, rispetteremo le scelte dei cittadini lombardi. Majorino troverà però in noi una sana opposizione e non staremo con le mani in mano se non sarà inclusivo verso tutte le comunità islamiche, favorendo una parte dell’islam rispetto all’altra perché, come si è visto, ciò non porta da nessuna parte. Infine, non dimentichiamo che Abdellah Redouane, segretario generale della Grande Moschea di Roma, ha accusato l’Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane, della quale è stato fondatore Hamza Piccardo, ndr) di diffondere menzogne con l’obiettivo di spacciarsi come la più grande organizzazione islamica italiana e ha indicato il presidente emerito Nour Dachan come fondatore dei Fratelli Musulmani in Italia.

Francesca Totolo

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