Roma, 7 mag — Il recente conflitto esploso nel cuore dell’Europa vede contrapposte, non solo le principali potenze del pianeta, seppure una, gli Stati Uniti d’America, in posizione nettamente indiretta, ma è testimone di uno scontro dove le religioni giocano un loro, importante, ruolo. Talvolta come collante, altre volte come forza disgregatrice, la religione è presente con forza in questa guerra, indipendentemente dalle concezioni nichilistiche dei popoli occidentali e delle loro postdemocrazie.

Ucraina-Russia: un conflitto fratricida

Tra Russia e Ucraina, sotto l’aspetto religioso, è in atto quello che potremmo definire un conflitto fratricida, considerando il fatto che la stragrande maggioranza degli ucraini (circa il 78%) si riconosce nella fede cristiana, così come i russi (circa il 71%). Una dimensione, nello specifico per i credenti ma non solo, di particolare sofferenza. Una visione trascendente della vita che pone al centro dell’esistenza dell’uomo Dio, anche questo aspetto è parte integrante dello scontro che si infiamma sotto ai nostri occhi.

Russia: l’ambizione dell’impero come proiezione di potenza, il legame con la Chiesa ortodossa come collante

Per quanto riguarda la Russia, nazione dalla dimensione continentale a maggioranza ortodossa che contiene tutte le più importanti confessioni religiose al mondo, il raccordo con Bisanzio e con l’ortodossia costituisce una parte fondamentale della nazione, delle cui vestigia si è sempre sentita erede. Questo rapporto spirituale con Bisanzio e con l’ortodossia permette alla Russia di avere su uno status politico religioso una posizione paragonabile a quello del Pontefice della Chiesa cattolica.

Lo stretto legame che intercorre tra Putin e la Chiesa Ortodossa è probabilmente uno degli aspetti più interessanti della strategia attuata dal Cremlino negli ultimi vent’anni, un approccio teso a ridestare la Russia a livello economico, militare e culturale e riposizionarla, con un equilibrio di autorevolezza ed autorità, sullo scacchiere internazionale come principale potenza. L’intesa tra potere temporale e potere religioso si è intensificata soprattutto con il patriarca Kirill, a capo della Chiesa russa dal 2009. Grazie a una serie di provvedimenti il rapporto tra Chiesa e Mosca è cresciuto nel nome di quella che Kirill chiama “symphonia”, termine che in epoca giustinianea descriveva la comunanza armonica del potere spirituale con quello secolare.

Reliquie: segni autentici della fede e del potere

Un aneddoto, tanto curioso quanto importante per carpire la ricostruzione del legame tra il trono e l’altare in Russia, è quello narrato da Matteo Zola, in un bell’articolo comparso su Iltascabile, su Serafino di Sarov, importante santo della chiesa ortodossa le cui reliquie furono lanciate nello spazio a ottobre 2016 dal cosmodromo di Baikonur. Serafino, nato a Kursk nel 1759, fu un eremita che fece voto del silenzio. Aleksy Pestretsov, portavoce della Chiesa ortodossa russa, ha dichiarato che “il santo, in processione attorno al globo, abbraccerà fisicamente e spiritualmente il mondo intero”. Le reliquie furono poi traslate presso Zvyozdny Gorodok, il centro di addestramento per cosmonauti situato in prossimità della capitale russa. Un altro esempio simbolico di quanto la strategia del Cremlino abbia, negli ultimi due decenni, tenuto al centro il recupero dell’identità spirituale del paese attraverso il coinvolgimento della religione.

Restando in tema di reliquie, può essere letto, con tutte le cautele del caso, come segnale profetico il recente episodio legato all’affondamento dell’incrociatore Moskvà. Ne ha scritto recentemente il noto medievista Franco Cardini, il quale riporta che non solo nell’incrociatore era presente una cappella ma in essa vi sarebbero state custodite delle reliquie di assoluto valore: un frammento della Vera Croce, ossia la croce sulla quale Cristo fu crocifisso. La reliquia, donata da un misterioso mecenate alla marina militare russa, parrebbe essere quindi affondato con lo stesso incrociatore.

L’asse tra potere temporale e potere spirituale

L’intesa tra Patriarcato e Mosca che, come detto, è stata utilizzata come vettore principale di ricostruzione dell’identità nazionale, trova, tramite l’utilizzo di russkij mir (Una dottrina capace di riassumere e far coincidere concetti come “interesse nazionale a proiezione imperiale”, antioccidentalismo e conservatorismo religioso), ovvero “mondo russo” una sorta di elaborazione strategica e programmatica. Una dottrina elaborata già dai primi anni Novanta e perfezionata negli anni a seguire, secondo la quale la Russia avrebbe come sua missione quella di porsi come modello alternativo a quello costituito dall’Occidente liberal-globalista. Quella che potrebbe essere letta come una forma di “civilizzazione” alternativa a quella dominante, perlomeno nel blocco Occidentale, si inserirebbe in una visione multipolare degli assetti internazionali.

Risulta evidente che la saldatura tra Chiesa e Nazione sia stata pensata sia in un’ottica di ricostruzione della coesione sociale per quel che riguarda la politica interna che in un rafforzamento di politica estera: si vedano, tra gli altri episodi recenti, l’asse costruito con la Chiesa Cattolica di Roma in occasione del conflitto siriano – nello specifico si veda l’appello del Papa, tramite lettera, per la pace in Siria – e del consequenziale intervento russo. In seguito, Putin incontrerà il Santo Padre, portandogli in dono l’icona della Madonna di Vladimir, gesto evocativo e simbolico se si tiene in considerazione l’episodio storico a cui questa icona è collegata: durante la Seconda guerra mondiale Stalin fece caricare l’icona su un aereo militare per sorvolare e benedire dall’alto Leningrado assediata dalle truppe di Hitler. Di fatto la città non cadde.

Il ritorno, in dote alla Chiesa ortodossa, dei beni sequestrati durante il periodo dell’Unione Sovietica, l’ampio riconoscimento sui media, la ricostruzione di centinaia di chiese, la riapertura di monasteri hanno portato a un aumento esponenziale dei fedeli in tutta la nazione e sono testimonianza dei risultati concreti di questo riavvicinamento. Infine, per arrivare all’attualità, il Presidente russo Vladimir Putin ha rilasciato dichiarazioni pubbliche a supporto dell’idea che l’Ucraina rimane una parte indissolubile della Russia e che i due popoli sono fratelli spirituali. La tradizione ortodossa slava, che si manifesta nelle Chiese Ortodosse di Russia e Ucraina, come anche nella Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, è iniziata con il Battesimo di Kiev-Ucraina sotto il principe Volodymyr nell’anno 988. I Russi continuano a vedere Kiev come la “Madre di tutte le città russe”.

Un contesto religioso articolato e complesso: il caso dell’Ucraina

Il panorama religioso dell’Ucraina contemporanea vede oltre cinquanta religioni ufficialmente registrate. Chiesa maggioritaria è la Chiesa ortodossa ucraina, canonicamente parte del Patriarcato di Mosca. La differenziata e articolata composizione religiosa del paese è originata dal fatto che la stessa Ucraina è sempre stata un crocevia di incontri e scontri tra civiltà e popoli. D’altronde la parola russa okràina significa appunto “sui bordi, sui confini”.

L’Ucraina è quindi un paese plurireligioso, dove coesistono cristianesimo, Islam e giudaismo; tra queste il cristianesimo è la religione più diffusa. In Ucraina, all’interno del solo cristianesimo vi sono sei chiese che andremo ad elencare a breve. Il contesto cattolico, composto da circa un milione di fedeli, vede nello specifico la presenza contemporanea di ben quattro distinti riti religiosi: cattolico latino, greco cattolico, armeno e ruteno, ma con un’unica Conferenza episcopale presieduta da S.E. Mons. Broniaslaw Bernacki, vescovo di Odessa-Simferopol.

I recenti sviluppi di cui tratteremo, scompongono il mondo ortodosso in altrettante (quattro) Chiese ortodosse in Ucraina:

  1. La storica Chiesa ortodossa ucraina che dal XVII secolo opera sotto la giurisdizione canonica del patriarcato ortodosso di Mosca, col pieno accordo di Costantinopoli. I fedeli sono distribuiti sulla gran parte del paese.
  2. La Chiesa ortodossa del patriarcato di Kiev, fondato nel 1995 e scomunicato da Mosca. Gran parte dei fedeli è collocato nell’area occidentale del paese.
  3. La Chiesa ortodossa ucraina autocefala fondata nel 1991, anch’essa scomunicata da Mosca.
  4. L’ultima arrivata, ossia la nuova Chiesa ortodossa ucraina riconosciuta dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Anche in questo caso la gran parte dei fedeli si trova nella parte occidentale.

E’ importante ricordare che nella tradizione ortodossa ciò che è illegittimo è anche non valido: le cresime, i matrimoni, le ordinazioni celebrate da un prelato che si colloca fuori dalla comunione di fede sono nulle per la Chiesa canonica.

(segue seconda parte)

Valerio Savioli

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