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Roma, 18 mag — Franco Battiato è venuto a mancare, e il mondo — o per lo meno lo Stivale — lo sta piangendo in modo corale. A chi vi scrive, che — pur portandone il massimo rispetto — di certo non può definirsi fan del defunto cantautore e non ne può quindi ricordare o decantare i successi, viene in mente un altro episodio collegato alla sua esistenza artistica: cioè quando la Murgia, dall’alto della sua profonda cultura intellò, aveva liquidato Battiato come uno scrive «minchiate assolute».

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La Murgia boccia Battiato

«Franco Battiato è considerato un autore intellettuale. E invece, tu ti vai a fare le analisi dei suoi testi e sono delle minchiate assolute, citazioni su citazioni e nessuno significato reale. Togli due testi, forse, e il resto…». Così la Murgiona nazionale discettava nel corso di una videochat con la collega Chiara Valerio all’interno della rubrica web di letteratura, musica e cultura Buon vicinato.

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Un intervento che risultava ulteriormente appesantito dalla didascalia che corredava il video della puntata, caricato su YouTube. «C’è un misterioso equivoco in forza del quale Franco Battiato gode di un’aura da intellettuale che non ha alcun appoggio sui suoi testi. Non sappiamo se sia la suggestione indotta dall’uso di parole difficili e geografie esotiche o la fascinazione del misticismo orientale evocato (ma mai dispiegato) nei testi di Fleur Jaeggy. Ci resta però un dubbio: e se il vero gesto intellettuale di Battiato fosse semplicemente l’elettronica?».

La Murgia risponde alle critiche

La scrittrice aveva replicato alle inevitabili, feroci critiche con un post Facebook dai toni piuttosto acidi. «Il 5 aprile, dopo quasi un mese di blocco totale, centinaia di persone hanno smesso d’improvviso di parlare del virus e del dopo virus per spiegare a me cosa non avevo capito di Battiato». E vai con il benaltrismo! La Murgia, nonostante il virus, può criticare Battiato, ma i fan di Battiato non possono criticare la Murgia perché «c’è il lockdown e bisogna parlare solo di quello».

Un fatto è certo: era l’aprile del 2020 e i fan di Battiato non la presero benissimo. Complice, forse, il periodo un po’ «teso», per usare un eufemismo, del primo lockdown. Complice anche il fatto che alla voce «simpatia», sulla Treccani, non compare certo la faccia della Murgia. E che proprio lei, alfiere di quello pseudo intellettualismo autoreferenziale da salottino buono e tartine al caviale, è decisamente l’ultima in grado di distribuire patenti di intellettualismo «vero».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. La Murgia (come del resto tantissimi altri……….) vive”ESISTE(cioè nel senso di esistere come………)” attraverso le sue sparate/provocazioni(studiate o istintive/naturali?)……….GRAZIE ai MEDIA/GIORNALI che non hanno altro da PROPORRE………E DEVONO RIEMPIRE GLI SPAZI………………….

  2. Devo dire di essere d’accordo con la signorina Michela Murgia riguardo un punto: nemmeno io ho mai capito cosa Battiato intendesse per “spiritualità” negli scritti di Fleur Jaeggy.

    Anni fa, infatti, dopo aver letto del suo forte interesse nei confronti della Jaeggy e in particolar modo nei confronti del libro “I beati anni del castigo”, riuscii a procurarmene una copia giusto poche settimane dopo, trovandolo al mercatino domenicale dell’usato in condizioni abbastanza buone pagandolo un euro. Lo lessi tutto d’un fiato il pomeriggio stesso e grande fu la mia delusione: mi aspettavo di trovarci chissà quali profondi e importanti insegnamenti e invece nulla: si trattava soltanto di un romanzo, di una lettura da semplice intrattenimento. La domanda sorse, in me, spontanea: ma cosa mai la gente intende per “spiritualità”? Boh?! 🙄

  3. Questa volta sono d’accordo con la Murgia. Non solo i testi sono mediocri ma anche le musiche.
    In Italia abbiamo avuto di molto meglio nell’ambito della musica leggera, gente come Franco Micalizzi, Piero Umiliani, Guido e Maurizio De Angelis.

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