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Roma, 5 ago – E’ ancora in corso  il Cluedo circa l’attacco hacker alla Regione Lazio: adesso la colpa sarebbe non del dipendente in smart woking, bensì del figlio che, nottetempo, avrebbe usato il pc del padre. Intanto, però, la regione amministrata da Zingaretti è ancora nel caos.



Attacco hacker, ora è colpa del figlio del dipendente

Secondo indiscrezioni del Corriere, adesso si scopre che a tenere aperto il computer del dipendente regionale di Frosinone in smart working, la “porta” attraverso la quale sarebbe entrato il virus nel sistema della Regione Lazio, sarebbe stato il figlio durante la notte. La Polizia postale vuole a tutti i costi risalire ai responsabili che hannno dato il via libera al ransomware che ha colpito il Ced regionale del Lazio. Il discrimine fondamentale è il comprendere se da parte del responsable, chiunque esso sia, vi sia stato dolo o semplicemente sbadatezza. Il perché è chiaro: se fosse vera la prima ipotesi, il dipendente in smart working finirebbe sulla lista degli indagati.

Intanto scatta l’ultimatum

Nel frattempo, gli hacker hanno lanciato un ultimatum di 72 ore, ma cosa accadrà al termine di questo lasso di tempo ancora non è chiaro. Ciò che si teme è che possano andare perduti per sempre i dati criptati dai criminali. Altra ipotesi è che all’interno del file possano esserci le istruzioni per il pagamento del riscatto. Alessio D’Amato, assessore regionale alla Sanità, dichiara: “Tutti i dati relativi alle oltre 7 milioni di somministrazioni di vaccini eseguite  sono in nostro possesso e nessun dato dell’anagrafe vaccinale regionale è stato sottratto, come nessun altro dato sanitario”. Per avere però il proprio certificato vaccinale o anche solo di un tampone eserguito – ma come sappiamo i disagi non riguardano solo il Covid ma molte altre malattie e, soprattutto, malati – bisognera aspettare ancora una settimana. Almeno, così sperano i cittadini della Regione Lazio.

Ilaria Paoletti

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