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Roma, 16 giu — Qualcuno diceva che ognuno si sceglie gli eroi che si merita: risulta quindi molto curioso che Mashable e Repubblica, nel celebrare 5 figure «eroiche» dell’attivismo Lgbt in occasione del mese del Pride, abbiano incluso un «personaggione» del calibro di Harry Hay. Va da sé che al 99% dei lettori delle suddette testate questo nome non dirà assolutamente nulla, nonostante le varie ostentazioni di kultura e di buonismo. Quindi, eventuali o dimenticanze nelle biografie del pantheon di «eroi» Lgbt passerebbero certamente inosservate.



La biografia di Hay secondo Mashable

Ma parliamo un po’ dell’articolo in questione. Nel paragrafo dedicato a Hay l’autrice lo descrive come il «padre del movimento di liberazione dei gay», «attivista radicale», «comunista, è stato liquidato come una “testa matta” nella storia americana proprio a causa del suo estremismo». Prosegue quindi menzionando la Mattachine Society da lui fondata nel 1950, «una delle prime in difesa dei diritti gay del Paese. Questo succedeva 19 anni prima dei moti di Stonewall». Espulso dal Partito comunista perché gay, «negli anni ’70 fondò i Radical faeries, un movimento neopagano espressione di una controcultura di forte impronta ambientalista e anarchica». «Siamo diversi/e lo portiamo in dono per celebrare noi stessi e gli altri», ha scritto Hay in una poesia senza titolo. «Essere gay è un dono! Siatene orgogliosi!». L’autrice dell’articolo chiosa così: «Grazie a te, lo siamo».

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Harry Hay sosteneva la Nambla

Che eroe, che personaggio seminale. «Da tenere vicino al cuore», come scrive Mashable. Un vero peccato che la testata online si sia dimenticata di menzionare un’altra grande causa per cui Hay si è speso pubblicamente: il sostegno alla Nambla, (North American man-boy love association), l’arcinota associazione statunitense in difesa della pedofilia, fondata nel 1978, con sedi a New York e San Francisco. Nambla si oppone alle leggi che vietano rapporti sessuali tra uomini adulti e minori di sesso maschile. Le tesi difese dalla Nambla sono illegali in molti Stati degli Usa ma la sua esistenza è garantita dal Primo Emendamento della Costituzione. L’associazione, i cui membri sono stati coinvolti a più riprese in crimini collegati alla pedofilia, è da anni monitorata dall’Fbi. 

Quelle parate del Pride a cui la Nambla non poteva partecipare

Ebbene, la figura del nostro eroe arcobaleno Harry Hay (morto nel 2002 all’età di 90 anni), viene elogiata a tutto tondo sul sito dell’associazione direttamente da uno dei fondatori della Nambla, David Thorstad. Thorstad, che si definisce pubblicamente «pederasta bisessuale e ateo», ricorda con affetto come Hay avesse sostenuto l’inclusione della Nambla all’interno dei cortei del Gay Pride, nonostante il parere contrario degli organizzatori e dei politici di allora. Nel 1994, si rifiutò di marciare con la parata ufficiale per commemorare i disordini di Stonewall a New York perché alla Nambla era stato negato l’accesso alla marcia. Invece, si unì a un corteo alternativo, chiamato The Spirit of Stonewall, che includeva la Nambla e molti dei membri originali del Gay liberation front.

Insomma, che imbarazzo. I casi sono quindi due: Repubblica e Mashable non conoscono gli eroi che si sono scelti, oppure qualcuno — ma ci piace pensare che non sia così — ha fatto calare un pietoso velo di silenzio sulle parti più sconvenienti della vita di Hay. Ma noi non siamo maliziosi: siamo sicuri che la «svista» è frutto di semplice superficialità nello svolgimento del proprio lavoro di ricerca giornalistica — può capitare. O no?

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. Primato come elencava un utente la ista dei bufalari sitarelli de sinistra on line , eccone n’altro de zozzi : sto mashable a quanto pare è il gemello di buzzfeed prorpietario di un Demoratto ergo cazzaro fuffaro trolls !

  2. Interessante certo, ma perché non hai aggiunto qualcosa sul nostro fenomeno italiano?
    MARIO MIELI!! venerato come un eroe dagli Invertiti&Co nostrani.

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