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GheddafiBologna. 5 mag. – La ragazzina 14enne originaria del Bangladesh a cui la madre ha rasato i capelli perché si rifiutava di indossare il velo rimane in comunità. Il Tribunale per i minori di Bologna, infatti, ha rigettato l’istanza della famiglia che chiedeva di riavere con sé la figlia. Per il suo bene, quindi, è meglio che la ragazzina rimanga dov’è e non stia con la famiglia. Le versioni fornite ai giudici da parte dei famigliari non hanno convinto il Tribunale dei minori di Bologna, che ha ritenuto le testimonianze contraddittorie. Al contrario, la ragazzina con i capelli rasati, è stata ritenuta credibile.

Il caso aveva fatto molto discutere, e in difesa della famiglia era arrivata la testimonianza della sorella maggiore dell’adolescente ribelle alle regole islamiche che vorrebbero le donne velate. La giovane, 17enne, ha fornito una versione diversa da quella data dalla sorella ai suoi insegnanti che l’avevano vista arrivare a scuola con i capelli rasati. Aveva difeso i genitori dicendo che la ragazzina non era stata maltrattata ma si era tagliata i capelli da sola e le sue amiche le avevano detto che la nuova acconciatura non le donava.

In un primissimo momento, dopo che la ragazzina era stata affidata ai servizi sociali la madre aveva detto che la figlia aveva i pidocchi e che era stata costretta a rasarla per questo motivo. La scuola, però, ha negato che vi fosse in corso un’epidemia di pidocchi e quindi la donna non era stata creduta. Dai racconti della ragazzina, la madre pochi giorni prima di rasarla a zero le aveva tagliato una ciocca di capelli come avvertimento della punizione che avrebbe subito se avesse insistito a togliersi il velo una volta fuori casa.

Dopo essere stata allontanata dalla famiglia grazie all’intervento della preside e degli insegnanti, la ragazzina era stata assegnata a una comunità protetta e il Tribunale aveva deciso che avrebbe potuto vedere i genitori e le sorelle solo dopo aver dato il suo consenso. Ma mai da sola. Agli incontri sarebbero dovuti essere presenti anche gli assistenti sociali. Fino a oggi le altre due sorelle, tra cui quella che aveva difeso il comportamento della famiglia, rimangono a casa, ma la situazione della famiglia viene tenuta sotto monitoraggio dai magistrati minorili e dai servizi sociali.

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