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Roma, 18 gen – Lacrime, sospiri e tanti sensi di colpa: ecco la ricetta dello spot pro vaccino girato da Giuseppe Tornatore. Vuoi rivedere la nonna, attualmente tenuta in ostaggio in una rsa fino alla fine della pandemia? Vuoi riabbracciarla senza il freddo, «plasticoso» incomodo del telo trasparente anti-Covid? Allora non c’è altra soluzione, devi superare i tuoi dubbi e vaccinarti. 

Arcuri scomoda Tornatore per uno spot pro vaccino

E’ questo il succo dello spot pro vaccino girato nientemeno che dal regista premio Oscar. Ci sono troppi scettici riguardo la campagna di vaccinazione, vediamo di dissipare i loro dubbi: ma non con dati scientifici certi, usiamo la retorica melensa e i ricattucci morali. Per farlo, l’onnipresente commissario per l’emergenza Arcuri ha scomodato un pezzo grosso. «Arcuri mi ha convocato per chiedermi di realizzare dei piccoli spot per una campagna di sensibilizzazione sulla necessità di vaccinarsi e io ho aderito immediatamente», spiega Tornatore a Domenica In su Rai Uno, nel corso della quale è stato presentato il primo di tre o forse quattro spot.

La nonna e la nipote

Nel primo spot una giovane donna si reca in quella che sembra una casa di riposo a trovare la nonna. Tanta l’emozione di riabbracciarsi dopo chissà quanto tempo, con quella vena di frustrazione scaturita dalla presenza del telo anti-Covid che si frappone all’abbraccio, «la plastica che sembra aver avvolto la nostra vita», come la definisce Tornatore. «Hai deciso?», chiede la nonnina riferendosi al vaccino. «Ho ancora molti dubbi», risponde la nipote. «I dubbi aiutano», ma «devi volerti bene», risponde l’anziana. Che aggiunge, implorante: «Ci rivedremo ancora?».

Il vaccino libera dalla schiavitù

I dubbi aiutano, ma il tempo stringe, ragazza mia, la nonna non dura per sempre, è il chiaro sottotesto. Potresti rimpiangere per tutta la vita di non esserti vaccinata. Un refolo di vento solleva il telo di plastica, la giovane donna ha deciso: il vaccino l’ha liberata da ogni schiavitù.

Tornatore: chi è contro il vaccino non va colpevolizzato: però…

«L’idea era di evitare la dimensione didascalica, informativa e didattica, puntando sul concetto di trasmettere una riflessione attraverso un clima emotivo», continua Tornatore. «Le persone che sono ancora incerte, che dicono di non volersi sottoporre al vaccino, non vanno colpevolizzate ma comprese e aiutate», spiega Tornatore. Alla faccia del «comprese»: se non è un ricatto morale mostrare la nonna che implora la nipote di vaccinarsi, pena il non rivederla mai più…

E’ tutto normale, tutto allineato al modus operandi con cui le istituzioni hanno «coltivato» e direzionato i sentimenti degli italiani da un anno a questa parte: prenderli per il lato emotivo. Quando non li si terrorizza li si colpevolizza, quando non li si colpevolizza li si ricatta.





Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. questo della Pfizer non è nemmeno un vaccino in senso stretto,ma un intervento genico diretto.

    scherzare con il DNA a fronte di una azienda che NON vuole assumersi nessuna responsabilità al riguardo,dovrebbe davvero essere ponderato da una donna in età fertile.

    PS non ho notato Mirabella con le bacchette cinesi in mano in questo spot ministeriale.

    che sia ancora al ristorante cinese ?

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