Milano, 24 feb  – La maxi inchiesta sui rider della procura di Milano, dipartimento salute e sicurezza pubblica, è arrivata alla notifica di una multa salata per Deliveroo, Glovo, Just Eat e Uber Eats, i principali “datori di lavoro” dei fattorini 2.0.



Obbligo di assumere 60mila rider

I reati contestati rientrano per lo più nell’alveo della legge 81 del 2008  relativa alle norme in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. Deliveroo, Just Eat, Glovo-Foodinho, Uber eats potrebbero infine essere duramente colpite, anche a livello operativo, da queste sanzioni e dall’obbligo di assumere 60mila lavoratori, i cosiddetti “rider”, che al di là di certe narrazioni che li vorrebbero più pagati di un capitano d’azienda, sono in effetti lavoratori a cottimo.

Il lavoro secondo Deliveroo, Glovo, Just Eat e Uber Eats

La maxi-inchiesta della procura di Milano, coordinata dal procuratore aggiunto Teresa Siciliano e la relativa notifica ai principali “sfruttatori” di rider si è incardinata intorno al decreto legislativo del 19 dicembre 1994 numero 758 intitolato «Modificazioni alla disciplina sanzionatoria in materia di lavoro». Stando a quanto riferisce il Sole 24 Ore, questa multa che appare come una grave conseguenza sarebbe in realtà “una porta anti panico per evitare conseguenze peggiori penali”. In breve, Deliveroo, Glovo, Just Eat e Uber Eats pagando entro 90 giorni tale sanzione  (erogabile in circa 733 milioni di euro al netto delle eventuali sanzioni comminate da Inps e Inail) eviterebbero conseguenze peggiori sotto altro profilo di sicurezza.

Le condizioni di lavoro dei rider

Ad occuparsi delle indagini, il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro: gli agenti hanno riscontrato attraverso le testimonianze di oltre mille rider a Milano e nei principali centri italiani, elementi che mettono in luce particolari obblighi di sicurezza del tutto incompatibili col profilo contrattuale dei riders, che in “teoria” sarebbero lavoratori autonomi (sebbene strettamente sorvegliati da algoritmi che misurano rendimento, identificano la posizione e la loro velocità). In breve, le principali aziende di food delivery sarebbero incappate in molteplici violazioni di obblighi in materia assicurativa e in materia di dotazioni di sicurezza dei mezzi.

Il “caporalato digitale”

Secondo gli inquirenti, insomma, in tali aziende per i responsabili dei riders si profilerebbe una sorta di colpa di “caporalato digitale”, cosa che impedisce ai lavoratori di accedere sia ai contributi Inail che Inps. Per la Procura di Milano, oltre «60mila lavoratori» di queste società dovranno essere assunti dalle aziende come “lavoratori coordinati e continuativi”. «Diciamo al datore di lavoro di applicare per quel tipo di mansione che svolgono i rider la normativa, di applicare i contratti adeguati e quindi ci devono essere quelle assunzioni», spiega la procura di Milano.

Ilaria Paoletti

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