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responsabilità civile magistratiRoma, 25 feb – Chi sbaglia paga, una regola aurea che è sempre valsa per tutte le categorie tranne una: i magistrati. Da oggi, però, non è più così. La riforma sulla responsabilità civile dei magistrati è infatti passata a larga maggioranza alla Camera e ora è legge.

Per far procedere un testo che investe una materia su cui pende una procedura d’infrazione in sede europea per mancata applicazione del diritto comunitario e per la quale l’Italia rischiava di pagare una multa stimata in 37 milioni, il governo ha dato parere negativo a tutti gli emendamenti. Il testo è passato con 265 sì, 51 no e 63 astenuti. Astenuti Lega, Fi, Sel, Fdi e Alternativa Libera. M5S ha votato contro.

La nuova legge riforma la legge Vassalli del 1988, che intendeva recepire i risultati del referendum dell’8 novembre 1987. Quella volta l’80,2% degli italiani si pronunciò a favore dell’abrogazione del decreto del presidente della Repubblica che limitava la responsabilità civile dei magistrati. La legge, tuttavia, depotenziava molto la richiesta giunta dai promotori del referendum, stabilendo che il cittadino non potesse denunciare direttamente il giudice ma solo lo Stato.

La legge varata ieri mantiene anch’essa la responsabilità indiretta: il cittadino cita lo Stato che può rivalersi nei confronti del giudice. Ma, rispetto alla Vassalli, viene ampliata la possibilità per il cittadino di fare ricorso: si innalza la soglia economica di rivalsa del danno, che può arrivare fino alla metà stipendio del magistrato, viene eliminato il filtro di ammissibilità dei ricorsi, la responsabilità scatta anche in caso di negligenza grave e travisamento del fatto e delle prove.

Critico, ovviamente, il commento dell’Associazione nazionale magistrati: “E’ un pessimo segnale, la politica approva una legge contro i magistrati”.

Giuliano Lebelli

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