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Roma, 17 dic – Il dramma della crisi economica e la piaga dei «nuovi poveri» si estende a macchia d’olio su tutta la Penisola per arrivare fino a Roma, dove le principali associazioni caritatevoli – compresa la Caritas – lanciano l’allarme che riguarda un’emergenza sociale ormai senza freni.



Una crisi che dura ormai da marzo 2020, in corrispondenza del primo lockdown e che a Roma – come ormai ovunque – agisce ormai trasversalmente, arrivando a toccare nuovi strati della popolazione che mai avrebbero pensato di dover usufruire di strutture caritatevoli per poter sopravvivere.

A Roma aumentano di un terzo i nuovi poveri

Sono cifre da brivido quelle contenute nel Rapporto 2020 La povertà a Roma: un punto di vista curato dalla Caritas diocesana di Roma. A giugno 2020 sono stati consegnati +600% di pacchi alimentari rispetto allo stesso periodo del 2019. Da marzo 2020, più di un terzo (35,3%) delle persone che hanno chiesto aiuto ai centri d’ascolto parrocchiali ci sono andate per la prima volta nella loro vita. Oltre l’83% delle parrocchie dichiara di essersi trovato a gestire casi che riguardano i cosiddetti «nuovi poveri». Da aprile a giugno le tre mense Caritas di Roma hanno visto un’impennata di afflussi pari al 50%. 

Tra i nuovi poveri su Roma anche proprietari di case

Si unisce al grido di allarme anche Don Antonio Pompili parroco di San Martino I Papa, che svela ai microfoni del Secolo d’Italia: «tra i nuovi poveri ci sono anche proprietari di case». I cosiddetti borghesi, «che per avere perso il lavoro devono fare i conti con il pezzo di pane da portare a tavola ogni giorno». Emblematico l’episodio raccontato del sacerdote a proposito di questa nuova forma di indigenza: «C’è una famiglia con due figli in età scolare, sono anche proprietari della loro casa. Fino a non molto tempo fa vivevano in modo agiato, ora fanno fatica a vestire i figli che frequentano la scuola elementare e le medie. Una storia che fa riflettere e fa capire che in tanti ci si può trovare in situazione di povertà da un momento all’altro».

Tutto questo a causa dei lockdown e delle restrizioni

La causa di questo tragico boom è da ascriversi alle misure restrittive anti-Covid, come i lockdown e la riduzione dell’orario degli esercizi commerciali. «I disagi più grandi si sono riscontrati dopo il lockdown – spiega don Antonio Pompili – poi c’è stata una parvenza di ripresa in estate ma ora la gente è tornata di nuovo a perdere il lavoro e quindi in sofferenza». Tra le richieste delle famiglie che bussano alla porta della parrocchia non vi sono solo i generi di prima necessità: «Vengono a cercare qualcuno con cui sfogarsi. Spesso c’è vergogna ma in ultima analisi, anche se costa tanto in termini di dignità, molti sentono la necessità di venire a raccontare le difficoltà. Noi cerchiamo di essere vicini a queste persone che diversamente resterebbero isolate».

Cristina Gauri

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