Roma, 29 ott – Si è celebrato, ieri in aula Giulio Cesare al Campidoglio, l’evento “L’antifascismo in marcia”, organizzato dall’Anpi in occasione dei 95 anni dalla marcia su Roma.

“Dobbiamo continuare a proclamare Roma, fieramente e orgogliosamente antifascista”, ha detto nel suo intervento, davanti al consiglio comunale capitolino riunito al completo per l’occasione, il sindaco Virginia Raggi. “Purtroppo qualcuno – ha proseguito, attingendo a piene mani alla solita retorica – vorrebbe portare indietro la lancetta del tempo ma noi ci opporremo e ci impegneremo per una memoria collettiva e condivisa. Ci siamo sempre opposti e continueremo a opporci a tutto ciò, con gli strumenti a nostra disposizione. Occorre, infatti, un profondo lavoro culturale e pedagogico, a partire dalle scuole. Un impegno capillare e certosino, per una memoria che sia davvero collettiva e condivisa”. Se l’impegno per l’amministrazione della città fosse quantomeno pari a quello profuso nell’ennesimo appuntamento “resistenziale” (non bastavano tutte le altre date che già intasano il calendario?) forse Roma non sarebbe nello stato in cui versa. Questione di priorità.


Non poteva ovviamente mancare il siparietto finale, con tutti in coro a cantare “Bella Ciao”. Raggi compresa. E non è sfuggito ai più un vergognoso parallelo: quando in diverse occasioni – dall’insediamento in Campidoglio a varie celebrazioni istituzionali (dal 2016 ad oggi se ne sono contate parecchie) – suonò l’inno di Mameli, la Raggi fece sempre un’imbarazzante scena muta. Anche qui, evidentemente, questione di priorità.

Alberto Palladino

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Alberto Palladino
Nato a Roma, classe 1987. Studia Scienze storiche e cooperazione internazionale all’università Roma 3 e da qualche anno ha iniziato a percorrere la strada professionale del reporter. Fino ad oggi, nonostante le difficoltà che incontra chi lavora in questo settore da indipendente, è riuscito a coprire alcuni degli scenari di crisi più importanti di questi ultimi anni provando a raccontare, fra gli altri, la secessione in Ucraina e la guerra antiterroristica in Siria. Collabora con importanti testate nazionali e straniere. Ha realizzato reportage dal Kosovo, embedded con la missione italiana, dall’Azerbaijan e dai luoghi di eventi importanti e tragici come gli attacchi di Parigi. Ha collaborato alla realizzazione di progetti umanitari con la onlus Solidarité Identités e la onlus Popoli in molti dei Paesi da cui poi ha scritto per questa testata: Kosovo, Birmania, Siria. Ha viaggiata nella Siria devastata dal terrorismo scattando foto e aiutando i bisognosi, sublimando al massimo la sua vocazione. Per il Primato Nazionale anima la redazione esteri e propone i suoi scatti fotografici per far aprire gli occhi ai lettori, perché è persuaso che nel mondo di oggi non è più sufficiente guardare, bisogna vedere.

8 Commenti

  1. vedo pugni chiusi rossi comunisti durante l’esecuzione di “bello ciao”;

    singolare idea di democrazia e libertà di chi sognava che il nostro Paese diventasse una “robba” tipo
    la yugoslavia di tito…

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