Roma, 29 ott – Si è celebrato, ieri in aula Giulio Cesare al Campidoglio, l’evento “L’antifascismo in marcia”, organizzato dall’Anpi in occasione dei 95 anni dalla marcia su Roma.

“Dobbiamo continuare a proclamare Roma, fieramente e orgogliosamente antifascista”, ha detto nel suo intervento, davanti al consiglio comunale capitolino riunito al completo per l’occasione, il sindaco Virginia Raggi. “Purtroppo qualcuno – ha proseguito, attingendo a piene mani alla solita retorica – vorrebbe portare indietro la lancetta del tempo ma noi ci opporremo e ci impegneremo per una memoria collettiva e condivisa. Ci siamo sempre opposti e continueremo a opporci a tutto ciò, con gli strumenti a nostra disposizione. Occorre, infatti, un profondo lavoro culturale e pedagogico, a partire dalle scuole. Un impegno capillare e certosino, per una memoria che sia davvero collettiva e condivisa”. Se l’impegno per l’amministrazione della città fosse quantomeno pari a quello profuso nell’ennesimo appuntamento “resistenziale” (non bastavano tutte le altre date che già intasano il calendario?) forse Roma non sarebbe nello stato in cui versa. Questione di priorità.

Non poteva ovviamente mancare il siparietto finale, con tutti in coro a cantare “Bella Ciao”. Raggi compresa. E non è sfuggito ai più un vergognoso parallelo: quando in diverse occasioni – dall’insediamento in Campidoglio a varie celebrazioni istituzionali (dal 2016 ad oggi se ne sono contate parecchie) – suonò l’inno di Mameli, la Raggi fece sempre un’imbarazzante scena muta. Anche qui, evidentemente, questione di priorità.

Alberto Palladino

8 Commenti

  1. vedo pugni chiusi rossi comunisti durante l’esecuzione di “bello ciao”;

    singolare idea di democrazia e libertà di chi sognava che il nostro Paese diventasse una “robba” tipo
    la yugoslavia di tito…

Commenta