Milano, 20 ott — Periferie delle grandi città ostaggio di degrado e immigrati: da Milano a Roma, in poche ore, sono due gli episodi che vedono come protagonista il solito clandestino che dà in escandescenza e aggredisce brandendo un oggetto contundente chiunque si trovi sul suo cammino. Vedremo in che misura le neo elette amministrazioni di casa Pd riusciranno a mostrare sensibilità per il tema periferie e relativi, scomodi inquilini allogeni decisamente poco entusiasti del concetto di «integrazione».

A Roma e Milano, immigrati seminano il panico 

Partiamo da Milano. Siamo in via Settala, all’incrocio con viale Tunisia: la Polizia locale intercetta un immigrato di nazionalità camerunense di circa trent’anni. Questi, dopo essersi avvicinato a una pattuglia e insultato un agente, reagisce furiosamente alla richiesta di controllo dei documenti. Tutto come da copione: prima raccoglie da terra una bottiglia e la lancia, poi brandisce un asse di legno e colpisce alla testa uno dei poliziotti, ferendolo. Un altro agente viene raggiunto al gomito. Poi lo straniero passa ad aggredire — fortunatamente senza successo — un gruppo di cittadini che stanno assistendo alla scena. Finalmente scattano le manette. «Un brutto episodio di aggressione da parte di un uomo contro agenti di Polizia Locale», ha commentato sui social l’assessore alla sicurezza Marco Granelli.

L’aggressione alla Montagnola (Roma)

Gli immigrati fanno bis al quartiere romano della Montagnola. Qui uno straniero di origine africana ha dato spettacolo urlando e brandendo una spranga di ferro, agitandola in direzione di un agente di polizia che gli intimava di posarla.

Cristina Gauri

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Articolo precedenteFarmacie, troppe code per i tamponi per andare a lavoro. Figliuolo corre ai ripari
Articolo successivoAttacco hacker alla Siae: rubati dati e chiesto riscatto in bitcoin
Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

Commenta