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Hmidi terrorista RomaRoma, 12 gen – L’operazione antiterrorismo condotta dalla Polizia in tutto il Lazio e denominata “Black Flag” ha portato all‘arresto di Saber Hmidi, 33enne tunisino indagato per terrorismo internazionale e già detenuto a Rebibbia. L’uomo è affiliato ad Ansar Al-Sharia, costola libica di Al Qaida e vicina all’Isis. Come si legge nei verbali Hmidi aveva ricevuto il vessillo originale del gruppo terroristico e istigava alla discriminazione religiosa, ribadendo più volte la propria volontà di andare a combattere in Libia e in Siria nella fila del Califfato.

L’aspirante terrorista era arrivato in Italia nel 2008 e nel 2011 fu detenuto la prima volta nel carcere di Velletri, per violazione delle leggi sugli stupefacenti violazione delle leggi sugli stupefacenti. Qui venne in contatto con alcuni integralisti islamici e la sua “radicalizzazione”. La stessa moglie italiana di Hmidi, convertita all’Islam, conferma il suo cambiamento. Dopo Velletri per Hmidi sembra iniziare un vero tour delle carceri italiane, tra Napoli, Salerno, Civitavecchia, Frosinone, Rebibbia. Le relazioni della polizia penitenziaria parlano di un soggetto aggressivo, spesso trasferito per motivi di sicurezza dopo litigi, minacce, spedizioni punitive contro cristiani o chi semplicemente criticava l’islam.

Dalle intercettazioni della telefonate del padre di Hmidi, emerge la probabile conoscenza diretta con Zarrouk Kamal, uno dei leader di Ansar Al-Sharia morto a Raqqa nella roccaforte dell’Isis. Ma la vita italiana di Hmidi non era fatta solo di detenzioni. L’aspirante terrorista girava tranquillamente per Roma, frequentava le moschee di Monte antenne e Torre Angela, aveva in auto un gagliardetto dell’Isis attaccato allo specchietto retrovisore e vendeva telefonini usati a piazza Vittorio (cuore della Roma “multietnica”. All’interno delle moschee aveva conosciuto altri personaggi ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale, come Abdelghani Rchouki, un marocchino di 38 anni, tuttora latitante: con lui la notte del 9 novembre 2014 Hmidi fu bloccato a bordo della sua Golf da una volante della polizia in via dei Sette Metri, a Morena. I due ascoltavano musica araba ad alto volume, ma sull’auto avevano anche guanti in lattice, passamontagna e spray urticante. Hmidi allora afferrò una pistola e tentò di sparare alla testa di un agente, ma l’arma si inceppò. Lui e Rchouki fuggirono a piedi, due giorni più tardi fu rintracciato dalla Digos a San Basilio e arrestato.

Fu dopo questo arresto che nella sua abitazione romana fu ritrovata la bandiera di Ansar Al-Sharia. Abitazione che si trovava nel Camping Fabulous in via di Malafede, dove abitava a spese della collettività. Dopo la domanda fatta dalla moglie infatti, il Comune gli aveva assegnato uno dei bungalow destinati all’emergenza abitativa, gestitti tra l’altro dalla Eriches 29, una cooperativa del ras delle cooperative di Mafia Capitale, Salvatore Buzzi. Un terrorista è stato quindi a spese dei romani, ospite a 1200 euro al mese in un campimng per 3 anni. Per i più smemorati è doveroso ricordare le famiglie sfrattate da via del Colosseo, quella di Massimo Ruga e Laura Preda, furono mandate in un primo momento proprio al camping Fabulous con la promessa di un alloggio, per poi scoprire sul posto che questo alloggio non esisteva. Chissà, magari al posto loro c’era qualche aspirante terrorista del Califfato come Saber Hmidi.

Davide Di Stefano

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1 commento

  1. Il traffico di migranti è molto più facile e più redditizio del traffico di droga : anziché inventarti ogni giorno un modo diverso per nascondene quintalate , coi migranti più li fai vedere più bella figura fai e ti finanziano pure, meglio di cosi ! Poi c’è la fase politica della destabilizzazione dell’opinione pubbilca : fingi solidarietà in maniera incondizionata ma li tratti peggio delle bestie, predichi l’accoglienza senza frontieree senza controlli ma poi fingi commozione se un tir asfalta qualche decina di persone innocenti,preoccupandoti di far trovare passaporto, cellulare e il fisso della mamma del terrorista (dovesse scaricarsi la batteria del cellulare). E infine difronte al naturale senso di indignazione del cittadino riattacchi il disco della solidarietà incondizionata, tanto il “terrorista vero”, quello che fa stragi,non lo catturi mai vivo

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