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Lecco, 12 nov – Aveva insultato la figlia adolescente del marò Latorre, chiamato i leghisti “porci, bastardi, risucchiati nel water delle loro ideologie di merda”, invocato l’omicidio per l’ex vicepremier (“Salvini è un ladro, uccidiamolo”), e, non pago, lo aveva recentemente chiamato “pezzo di merda” ai microfoni de La Zanzara. E poi “morto di fame, la merda richiama merda, Salvini è uno schizzo salito un po’ più in alto, pluri-assenteista di merda” sempre all’indirizzo del leader del Carroccio. Ma ora Don Giorgio De Capitani, il “prete rosso” più sboccato d’Italia – e con un evidente ossessione per le deiezioni corporee – dovrà pagare la sua beceritudine: 7.500 euro, più altri 7mila come risarcimento del danno di diffamazione ai danni di Matteo Salvini. In realtà i fatti contestati si spingono più indietro nel tempo, risalendo nel periodo tra marzo e ottobre 2015, quando il parroco aveva usato i propri profili social e il blog personale per insultare l’ex vicepremier.

Produzione ossessiva

“Sono offese ad personam. Non si critica un’ideologia ma si punta il dito contro Salvini e contro i leghisti, volgarizzandoli, senza giustificazione o riferimenti a fatti o atti politici specifici”, ha spiegato il legale del Carroccio Claudia Ecche. Neppure durante il procedimento a suo carico, poi, il parroco era riuscito a fermarsi nei suoi attacchi. “Una produzione ossessiva quella di Don Giorgio e mai ritrattata, rifiutando ogni offerta di composizione bonaria, senza un ravvedimento nei toni, anzi, il prelato ha continuato a pubblicare post offensivi anche durante le fasi di questo processo”, prosegue l’avvocato. Nemmeno di fronte alla proposta di ritirare la denuncia a fronte delle proprie scuse e di una cifra simbolica da dare in beneficienza, il don aveva desistito: “Si è fatto bello dicendo che lui sarebbe pronto a ritirare la querela purché io chieda scusa e sborsi una certa cifra per i bisognosi. Mi ritirerò in un convento per riflettere sulla proposta, e dopo un anno di meditazione silenziosa darò la risposta. L’offerta ho già scelto a chi darla: ai primi profughi clandestini che arriveranno in Italia“. Ma della sua ennesima provocazione poco ci importa: il dato da registrare è invece che, finalmente, “odiare ti costa” si è applicato, almeno per una volta, ai detrattori di un esponente del centro destra. “Faremo un po’ di beneficenza coi soldi di chi insulta”, ha commentato Matteo Salvini su Facebook.

Cristina Gauri

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6 Commenti

  1. Sia lodato Gesù Cristo .

    Questa é una formula Cristiana , il sordido personaggio , sedicente sacerdote NON testimonia con la sua vita il Cristo …..

    Si fossi papa lo scomunicherei , si fossi Sergio , qual sono e fui mandei ‘l nel profondo …..

    Fortunatamente NON indossano più l’ abito talare ….. almeno si capisce che SACERDOTI NON SONO !

    SS Benedetto XVI , Santi Cardinali non bergogliani , vi prego di salvare quel che resta della chiesa ….. che chiamo ancora “nostra”

    etsi me peccator

  2. Figuriamoci se il pretaccio pagherà?… MAGARI!!! Ma figurera’ senz’ altro NULLATANENTE & INSOLVENTE, ergo, con pure il DIRITTO al GRATUITO PATROCINIO a spese dello STATO! A “riergo” , a SPESE NOSTRE! HA! HA! HA! HA! HA!…..

  3. Facile prendersela con un prete di 81 anni. E’ stato poco furbo ad usare lo stesso linguaggio di Salvini, perché quest’ultimo, volgare e arrogante oltre ogni limite morale, non lo tocca nessuno e comunque i soldi per pagare gli avvocati ce li ha (49 milioni), poi non è così che si svergognano i pericolosi millantatori.
    Per le persone oneste è più difficile spiegare la verità e convincere anche chi è ottenebrato dall’idolatria verso un capo. Bisogna avere pazienza che il tempo è galantuomo e pure Salvini cadrà dal suo instabile piedistallo come tanti altri prima di lui.
    Non credo che Salvini utilizzerà questi soldi per la beneficenza, non è nel suo stile di persona distratta e bugiarda. La Gruber sta ancora aspettando il mazzo di rose……!!!!

  4. spero sia la prima di molte cause vinte,non amo salvini,ma certi personaggi di sinistra esagerano,vanno rimessi al loro posto

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