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Milano, 29 gen – “In nome della bellezza e dell’intelligenza, fai un gesto nobile: sparati in bocca. Ps: prima o poi verrai appeso a un lampione, ne sei consapevole?”. Questa la frase scritta su Facebook nel 2016 dall’antagonista milanese Valerio Ferrandi, 35 anni, all’indirizzo di Matteo Salvini. Il leader leghista lo aveva citato in giudizio per diffamazione, chiedendo un risarcimento di 20mila euro. Da allora è iniziata una partita giudiziaria che fatica a chiudersi, sia per gli impegni parlamentari dell’ex ministro dell’Interno sia per la distanza tra le parti sulla soluzione da dare al caso. Il primo pm, Enrico Pavone, aveva chiesto l’archiviazione, respinta però dal Gip che aveva disposto l’imputazione coatta.

“Nemmeno un tentativo di conciliazione”

Il giudice di Milano Giuseppe Fazio ha proposto quindi un tentativo di conciliazione per evitare le lungaggini dell’iter processuale. L’avvocato di Salvini, Claudia Eccher, però, ha spiegato: “Abbiamo sempre accettato, in processi di questo tipo, offerte di conciliazione anche perché riteniamo che le aule di giustizia debbano essere usate per altro. Ma in questo caso – ha sottolineato il legale – non c’è stato nemmeno un tentativo di abboccamento. Siamo disposti – ha aggiunto – a una conciliazione extragiudiziale, e a valutare un’offerta di tipo economico o anche un’azione bonaria che dimostri di aver compreso che le frasi scritte sono state violente”, La difesa del militante dell’ultrasinistra, nel ribadire che non è disponibile riparare un danno economico che a suo dire non ci sarebbe stato, ha lamentato oggi il fatto che “per la terza volta Salvini non si è presentato in un processo originato dalla querela della parte offesa“.

“Chiarirò il mio messaggio”

Il segretario del Carroccio questa mattina era impegnato in Senato per la discussione sull’emergenza del Coronavirus, così come non aveva potuto essere in Tribunale a Milano nelle scorse settimane di campagna elettorale in Emilia Romagna e Calabria. Si tratta di impedimenti naturali per un politico di tale importanza, ma che evidentemente infastidiscono gli avvocati della controparte, i quali, peraltro, hanno fatto sapere che il loro assistito “è disposto a chiarire il suo messaggio”. Un messaggio – ricordiamo – che parlava di spari in bocca e di lampioni a cui l’odiato Salvini sarebbe stato prima o poi appeso. Il post incriminato, nascosto dietro il profilo fake di Federic Dubarrè, Ferrandi lo aveva prodotto il 25 aprile 2016, in occasione della nota ricorrenza, cosa che fuori dall’aula della prima udienza gli aveva fatto affermare: “In una giornata sacra come questa il signor Salvini dovrebbe evitare le consuete provocazioni. La mia non era una minaccia ma un invito a studiare la storia per evitare che si ripeta ancora”. Ecco, tanto per capire qualcosa di più il profilo del soggetto.

“Studiate la Storia”

E, per meglio ancora inquadrare questo signore, rammentiamo che si tratta di una delle figure più note della frangia più dura dell’area anarchica milanese con alle spalle una sfilza di accuse di violenza e altri reati ed è figlio di Mario Ferrandi, ex terrorista rosso di Prima Linea (poi pentito), che nel 1977 uccise, sparandogli al volto, il vicebrigadiere Antonino Custra durante gravi scontri tra autonomi e polizia nel centro della città. Un’altra storia quella, ben più tragica, ricostruita attraverso una meticolosissima indagine da un altro Salvini, il giudice Guido, grande protagonista delle inchieste sugli anni di piombo. A proposito di “studiare la storia per evitare che si ripeta ancora”.

Fabio Pasini

3 Commenti

  1. …di come sia “ex” e “pentito” lo dice il pargolo… e come il seme: non nasce lontano dalla pianta.. Entrambi vili , pronti a nascondersi dietro al ” pentimento” e rinnegando i fatti reali…..

  2. Nessuna storia merde l’unica via è quella della resa dei conti immediata per epurare vermi rossi cessi anarchici e bastardi simili. Viva il Duce

  3. Eccoli certi compagni di oggi…, non sanno un bel niente, sono solo dei pentiti o potenziali tali; sputano sulla storia di veri compagni che hanno sofferto, dignitosamente, tanta galera e sono finiti anche, talvolta, per dialogare costruttivamente e criticamente con i camerati, uniti nella medesima sventura. Porci, merde senza storia…
    Senza parlare di chi fomenta…, nascondendo la verità!

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