Members of Casapound far-right organization wear masks in the colors of the Italian flag before a demonstration organized by "People from pitchfork movement" to protest against economic insecurity and the government in downtown Rome December 18, 2013. Italy's "pitchfork" protests spread to Rome on Thursday when hundreds of students clashed with police and threw firecrackers outside a university where government ministers were attending a conference.  (Yara Nardi/Reuters)

Roma, 6 nov. – E’ bastato l’interrogatorio di garanzia per far togliere gli arresti domiciliari nei confronti di sei militanti di CasaPound Italia, emessi in riferimento ai fatti di Casale San Nicola del 17 luglio scorso. Il Gip Giovanni Giorgianni, che solo una settimana fa aveva emesso le misure cautelari sulla base della ricostruzione effettuata dal pm Eugenio Aubamonte, ha ridotto la misura all’obbligo di firma. Di fatto una sconfitta per il pm (e per la ricostruzione della Questura di Roma), che aveva chiesto il mantenimento degli arresti.

Il Gip Giorgianni aveva ricevuto una versione faziosa e parziale della realtà ed è bastato ascoltare le versioni dei militanti di CasaPound Italia, tra cui il vice presidente Andrea Antonini, per cambiare idea. “Il gip ha riconosciuto la sproporzione della misura cautelare da lui stesso inflitta sulla base delle conclusioni a cui era arrivato il pm”, ha spiegato il presidente, Gianluca Iannone

Il teorema portato avanti da Albamonte e dalla Questura, che i militanti di CasaPound si sarebbero nei fatti “infiltrati” nella protesta, è stato sconfessato. “Gli scontri siano stati la risultante di un atteggiamento sproporzionato nell’uso della forza pubblica nei riguardi di una protesta, per sua natura più che legittima, che aveva visto cittadini e militanti del movimento fare fronte comune fin dall’inizio“, ha spiegato Iannone. “Da quando, cioè, era stata presa la scellerata decisione di portare un centinaio di immigrati clandestini spacciati per profughi in una struttura giudicata ‘non idonea’, e in un quartiere dove vivono solo 250 famiglie”. presidio casale san nicola

Nonostante restino le restrizioni delle firme per nove militanti, CasaPound esprime soddisfazione. “Il gip ha applicato la misura più lieve possibile, l’obbligo di firma, che resta comunque a nostro avviso una misura ingiusta e inopportuna, ma quanto accaduto oggi è per noi in ogni caso una vittoria della giustizia e della verità, per la quale non possiamo non ringraziare i residenti di Casale San Nicola, che, incuranti delle denunce subite e delle possibili ripercussioni, si sono schierati a viso aperto per ricordare che quella di Casale è stata una battaglia combattuta fianco a fianco fin dall’inizio”.

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