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Roma, 27 nov –  Amin Al Haj, 39enne profugo palestinese di origini saudite, è stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Cagliari Giampaolo Casula a un anno dall’arresto eseguito dalla Digos del capoluogo sardo. L’immigrato è accusato di associazione con finalità di terrorismo internazionale poiché ritenuto appartenente all’Isis.

L’acqua da avvelenare

Si era infatti stabilito a Macomer con la moglie, e stando a quanto ricostruito dagli inquirenti Guido Pani e Danilo Tronci della Direzione distrettuale antimafia della Procura cagliaritana, stava lavorando a un piano criminale, a dir poco terrificante: intendeva sversare nelle falde acquifere, negli acquedotti o nei serbatoi, del centro abitato sardo, una sostanza tossica che in breve tempo avrebbe raggiunto le case della zona.

Un veleno che avrebbe provocato la morte per asfissia in caso di contatto con le vie respiratorie, oppure per vomito, crampi e dissenteria in caso di ingerimento. L’agghiacciante progetto non si è fortunatamente tramutato in una vera e propria organizzazione dell’attentato, così i magistrati lo hanno ritenuto soltanto “un atto preparatorio” senza però il rango di tentativo.

Affiliato all’Isis

L’affiliazione all’Isis del profugo di origini saudite, secondo gli inquirenti è però ampiamente dimostrata dalle intercettazioni e dal lavoro sul campo della Polizia. In particolare vi sarebbe un’intercettazione di un parente che ammetterebbe l’appartenenza di Amin Al Haj al gruppo terroristico. Adesso sarà la Corte d’assise di Cagliari a valutare le accuse in un processo la cui data verrà fissata nei prossimi giorni.

Alessandro Della Guglia

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