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Città del Vaticano, 2 ott – Un nuovo scandalo finanziario rischia di travolgere il Vaticano. Cinque dirigenti sono stati sospesi a seguito dell’inchiesta su operazioni finanziarie illecite in Vaticano. Al centro delle indagini ci sono alcune compravendite immobiliari milionarie all’estero. A distanza di 24 ore dai sequestri effettuati dai pm della Santa Sede su documenti e apparati elettronici negli uffici della prima sezione della Segreteria di Stato e dell’Autorità di informazione finanziaria, il Vaticano ha sospeso “cautelativamente dal servizio due dirigenti apicali e tre dipendenti”. Si tratta di monsignor Mauro Carlino, recentemente nominato da Papa Francesco capo ufficio informazione e documentazione della Segreteria di Stato; Tommaso Di Ruzza, direttore dell’Autorità d’informazione finanziaria, genero dell’ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio; Vincenzo Mauriello, minutante dell’ufficio del protocollo della Segreteria di Stato; Fabrizio Tirabassi, minutante dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato; e Caterina Sansone, addetta di amministrazione della Segreteria di Stato. “I suddetti – riporta una nota firmata dal comandante della Gendarmeria, Domenico Giani – potranno accedere nello Stato esclusivamente per recarsi presso la Direzione Sanità ed Igiene per i servizi connessi, ovvero se autorizzati dalla magistratura vaticana. Monsignor Mauro Carlino continuerà a risiedere presso la Domus Sanctae Marthae”.

Al centro dell’indagine l’acquisto di immobili di pregio a Londra

Al centro delle indagini ci sono alcune compravendite immobiliari milionarie all’estero, in particolare immobili di pregio a Londra, e alcune società britanniche sospette che avrebbero partecipato al business. Tirabassi gestisce gli investimenti finanziari nella Segreteria di Stato, nell’ufficio amministrativo. E si occupa tra l’altro dell’Obolo di San Pietro. Infatti gli investigatori starebbero analizzando proprio alcuni flussi finanziari sui conti su cui transita l’Obolo di San Pietro, ossia l’insieme delle offerte di denaro fatte dai fedeli e inviate al Papa per essere redistribuite a sostegno della missione della Chiesa e delle opere di carità. Soldi che però servono anche a pagare le spese dell’apparato vaticano. Per dare un’idea dell’ordine di cifre di cui stiamo parlando, nel 2015 i conti e gli investimenti da fondi provenienti dall’Obolo avevano raggiunto circa 400 milioni di euro.

Dopo la denuncia dello Ior ogni spostamento di denaro è sotto indagine

Ogni conto e spostamento di denaro quindi ora è sotto esame per verificare se alcune irregolarità ipotizzate nascondano elementi di maggiore gravità. Nella Santa Sede intanto si limitano a ribadire che l’inchiesta “si ricollega alle denunce presentate agli inizi della scorsa estate dall’Istituto per le Opere di Religione e dall’ufficio del revisore generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo“. Proprio sul fronte dello Ior, Bergoglio ha da poco approvato i nuovi statuti. Tra le novità c’è proprio l’introduzione di un revisore esterno, che può essere una persona fisica o una società, per la verifica dei bilanci secondo standard internazionali riconosciuti. Staremo a vedere gli sviluppi delle indagini.

Ludovica Colli

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