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Milano, 24 nov – «Alberto Zangrillo è stato travisato». Lo sostiene lo scienziato italiano negli Usa Camillo Ricordi, direttore del Diabetes Research Institute e Cell Transplant Center dell’Università di Miami intervenuto a L’Aria che tira su La7. Ricordi è uno strenuo difensore dell’operato del prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, da mesi al centro delle polemiche per essere – assieme a Bassetti – uno degli scienziati in prima linea contro il Covid, pur sostenendo un approccio razionale e non allarmista riguardo la pandemia. 



Cosa significa “clinicamente morto” (e perché Zangrillo aveva ragione)

Vista la crescita dei numeri relativi al contagio negli ultimi mesi, in molti non gli perdonano la frase che pronunciò nel giugno scorso: «Il virus è clinicamente morto», quando i dati lo certificavano. Zangrillo ha sbagliato nell’affermarlo? Ricordi ritiene di no: «Clinicamente morto non vuol dire che il virus non esiste più», spiega il diabetologo. «Dopo la prima ondata», dice Ricordi, «anche da noi c’è stato un periodo di settimane in cui il virus sembrava clinicamente morto. Clinicamente vuol dire quello che osserviamo nelle terapie intensive. Noi abbiamo avuto settimane in cui non entrava più un caso in terapia intensiva e i pochi che c’erano erano casi pregressi, di mesi prima, cronici». E Zangrillo in quel periodo si riferiva alla sua osservazione diretta, «quello che vediamo negli ospedali».

Un programma di unità nazionale (con Zangrillo nel Cts)

Ricordi ha quindi sottolineato la necessità di una visione unitaria a livello nazionale nella lotta al coronavirus. «Se vogliamo sconfiggere questo virus dobbiamo promuovere un programma di unità nazionale, a partire dalla scienza e dalla clinica. Bisogna mettere insieme clinici di alto livello come Zangrillo e scienziati di alto livello. Basta selezionarli bene», ha insistito.

Quando il virus si ideologizza

Perché dove non c’è unità nazionale «a livello politico e scientifico, come Italia e Usa» si crea la dicotomia ottimisti-allarmisti, che finisce per polarizzarsi anche dal punto di vista ideologico. E cita l’esempio americano: «Da noi è anche peggio: con Trump sembrava che se uno è repubblicano non deve mettere la mascherina e se uno è democratico la deve mettere. E quindi, se vedevi uno senza mascherina, dicevi guarda, è repubblicano».

Basta polarizzazioni

«La polarizzazione politica e delle opinioni scientifiche» è un errore da accantonare per «lavorare insieme per un fronte di unità nazionale per sconfiggere il coronavirus. Invece qui si prendono posizioni polarizzanti. Che vuol dire sei pro o contro Zangrillo? Io sono con Zangrillo, e con la scienza di un certo livello come dice Crozza», ha concluso rifacendo il verso alla battuta del comico genovese.

Cristina Gauri



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