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Roma, 15 apr — Minacciati di morte da migliaia di persone in tutto il mondo per aver fatto gli occhi da cinese e parlato con la «elle» a Striscia la notizia: è un fiume in piena di odio e cattiveria disumana (perché umana solo con chi decide di esserlo) quello che ha colpito nelle scorse ore Gerry Scotti, Michelle Hunziker e le rispettive famiglie, finiti nel mirino dell’account fashion-antirazzista Diet Prada che ha rilanciato la vicenda su Instagram.



Scotti e Hunziker si scusano ma rimangono increduli: “Odio spaventoso”

Una bufera internazionale a livello mediatico, innescata dai paladini della fashion-correttezza per qualche migliaio di like. Un incubo, invece, per le vite personali dei due conduttori che mai avrebbero pensato di finire oggetto di minacce fisiche per aver scherzosamente mimato gli occhi a mandorla degli orientali. «Siamo addolorati, profondamente. Eravamo in totale buona fede: sapere di aver urtato la sensibilità di qualcuno ci dispiace moltissimo. Ma quello che sta succedendo è spaventoso: abbiamo ricevuto una vera ondata di odio che vene seminato in modo strumentale», confidano i due al Corriere.

«Chiedo scusa», afferma Scotti, unendosi a Hunziker «se ho involontariamente offeso qualcuno la cosa mi fa riflettere. Ma che in un momento umanamente difficile come questo, si riesca a produrre tanto odio, la cosa mi lascia allibito. E non sono né un ingenuo né un ragazzino. Però la quantità di violenza che si riesce addirittura a veicolare in questi contesti mi sgomenta».

Benvenuti nel medioevo

Insomma: il risveglio è stato brusco per Scotti e Hunziker, belle addormentate nel beato mondo della «satira Mediaset», dove il lazzo e le battute «basic» sono di casa: la musica è cambiata, il neo-medioevo ideologico ha bussato anche alle porte del Biscione. Adesso si rischia il patibolo social. Una «caccia alle streghe» che «viene perpetrata ogni giorno da gente senza faccia e senza nome. Sicuramente non senza peccato», accusano.

Minacce di morte anche alle famiglie

E sì che la conduttrice svizzera non si può certo definire una suprematista della razza bianca. Anzi. Noto è il suo impegno «contro ogni forma di discriminazione. Ho dato vita a una fondazione che ogni giorno cerco di alimentare, con grande impegno e ho sempre comunicato l’importanza dell’inclusività. Poi succede una cosa del genere e non solo tutto sembra cancellato, ma da ore ricevo minacce di morte, messaggi in cui dicono di voler bruciare i negozi di mio marito Tomaso (Trussardi, ndr.), chiamato in causa senza un motivo». La quantità di odio riversato sulla famiglia della Hunziker è devastante. Ma nessuno condannerà il popolino antirazzista con la bava alla bocca. C’è sempre un paradosso di Popper da estrarre dal cilindro alla bisogna, giusto? «Ci scrivono che dobbiamo morire noi, le nostre figlie, che deve andare a fuoco la nostra casa. È come vivere un incubo. Tutto questo odio, poi, a cosa porta? A combattere realmente per i diritti umani di tutti? È propedeutico?».

I cinesi non minacciano Scotti e Hunziker

Tra l’altro, fanno sapere Scotti e Hunziker, le minacce e gli insulti non arrivano «da persone che appartengono alla comunità cinese, ma da gente che per avere più like si scaglia, cavalcando l’hashtag del momento. E così siamo qui a parlare degli occhi a mandorla fatti da me e Gerry quando in Cina succedono cose inenarrabili, su cui ci dovremmo concentrare, se parliamo davvero di diritti umani». Prosegue Scotti:«Io ho diversi amici cinesi e nessuno di loro mi ha detto nulla per la gag. Anche se nemmeno si può chiamare così, sono stati pochi istanti di trasmissione. Se ho offeso allora ho sbagliato, ma anche io vorrei dire di non lasciarsi strumentalizzare da chi semina odio. E di stare anche attenti all’obbligo del politicamente corretto che sta investendo tutta la comunicazione: mi spaventa, suona molto di dittatura».

Chissà se dopo i due conduttori di Striscia, la polizei del pensiero unico costringerà anche Carlo Verdone a fare ammenda per la locandina di C’era un cinese in coma. Nel dubbio ci riguardiamo con gusto le battute sul «pokoto pokoto» di Delitto al ristorante cinese, sperando che non venga chiesto di inginocchiarsi sui ceci ai parenti dei defunti Bruno Corbucci e Tomas Milian.

Cristina Gauri

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2 Commenti

  1. “…Se ho offeso allora ho sbagliato, ma anche io vorrei dire di non lasciarsi strumentalizzare da chi semina odio. E di stare anche attenti all’obbligo del politicamente corretto che sta investendo tutta la comunicazione: mi spaventa, suona molto di dittatura».”
    SE MOSTRI LA PAURA FAI IL LORO GIOCO……E SENZA NEMMENO ACCORGERTENE TI RITROVI IN DITTATURA TOTALE…..
    DOPO BIANCO/NERO,OMOFOBIE INVENTATE VARIE,TERMINI FEMMINISTI VARI ecc..SOLO CON LA RELIGIONE CATTOLICA NON CI SONO PROBLEMI……… ANZI DIVENTI PURE TRASGRESSIVO E FIGO SE LA USI COME………….E’ UN CASO O E’ TUTTO CALCOLATO?

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