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Roma, 27 ago – Il 14 settembre si avvicina ma sono ancora molti i nodi da sciogliere sul fronte della riapertura delle scuole. Non solo il problema trasporti per gli studenti da conciliare con le regole sul distanziamento o la polemica sulla mascherina in classe, c’è anche la questione test anti-coronavirus per il personale scolastico, da effettuare prima della ripresa delle lezioni. “Io avei reso obbligatori i test sierologici ai docenti questo in virtù della certezza propria e di chi sta attorno per un senso di responsabilità. E’ una procedura invasiva che deve avere un percorso normativo, ma siete voi i rappresentanti del Parlamento”. Così il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo, in audizione in commissione Istruzione alla Camera in merito alla necessità di poter riaprire le scuole in sicurezza, con il personale sottoposto al test anti-coronavirus. “E’ una raccomandazione che il comitato ha già immaginato di poter dare e sostenere“, fa presente Miozzo. Il problema è reale: secondo quanto riporta il Corriere della Sera, un terzo degli insegnanti mostrerebbe reticenza a sottoporsi al test.

Lo screening volontario per 2 milioni di lavoratori della scuola

in effetti, non parte proprio nel migliore dei modi lo screening per 2 milioni di lavoratori della scuola, che dal 24 agosto al 7 settembre possono sottoporsi volontariamente al test sierologico per il coronavirus, messo a disposizione gratis dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri. I test non sono iniziati in tutte le regioni ma iniziano già ad arrivare i primi risultati: 16 docenti positivi in Veneto, 12 in Lombardia, 20 in Umbria, 4 in Trentino. Rimarranno in isolamento volontario in attesa del tampone, seguendo la procedura del ministero della Salute. Numeri non preoccupanti, per fortuna.

Presidente dei presidi del Lazio: “Clamoroso errore test facoltativo”

Come il coordinatore del Cts, anche il presidente dei presidi nel Lazio, Mario Rusconi, è dell’idea che “bisognava fare test obbligatori, anche agli studenti del triennio delle superiori: è stato un clamoroso errore renderli facoltativi. Bastava un provvedimento del governo, come ne sono stati fatti molti altri in questi mesi”. I numeri parlano chiaro. “Abbiamo riscontrato una minore adesione rispetto al previsto – conferma il vicesegretario della Federazione dei medici di famiglia Domenico Crisarà -. Almeno in base ai dati del personale che abbiamo contattato direttamente, visto che da giovedì scorso ci sono stati forniti gli elenchi, c’è un terzo degli insegnanti che si sottrae. Sono perplesso, stiamo parlando di un’emergenza sanitaria e l’adesione non dovrebbe essere messa in discussione”.

Docenti e personale Ata: “Ai medici non è arrivato il kit per il test”

Dal canto loro, molti docenti e anche tanti del personale Ata riportano disservizi, dalla mancata consegna dei kit per il test ai medici di base o dalla mancata disponibilità dei medici a effettuare l’esame. L’alternativa sarebbe fare il test privatamente, con costi che possono arrivare fino a 80 euro. Il tutto perché anche su questo fronte regna il caos. Tanto che la Lega ha annunciato che presenterà una mozione di sfiducia contro il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina.

I “soggetti fragili” che non vogliono rientrare a scuola

C’è infine il problema degli insegnanti a rischio perché “soggetti fragili” per via di patologie pregresse, come nel caso del Veneto, che temono di rientrare in servizio. “Noi possiamo dare assistenza sanitaria nella prevenzione, nell’accompagnamento e nella cura ma non sono nostri dipendenti, la scuola è gestita dal governo e fino a quando non avremo l’autonomia in Veneto non abbiamo alcuna competenza. Sono anch’io convinto che persone con gravi problemi di salute debbano evitare ogni assembramento ma questo non rientra nelle nostre competenze”, spiega il governatore del Veneto Luca Zaia in merito alla richiesta avanzata da alcune centinaia di insegnanti veneti di non rientrare al lavoro a settembre.

Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. […] I primi a chiedere di non tornare a scuola sono stati i professori del Veneto. A seguire, Liguria e Campania. Centinaia gli insegnanti che hanno già chiesto di non tornare in cattedra perché più esposti al contagio da coronavirus: per l’età o perché con problemi di asma e allergie, o con malattie croniche, o con cicli di chemioterapia in corso. L’Inail già ad aprile ha pubblicato un documento in cui inseriva nella categoria dei soggetti “fragili” tutte le lavoratrici e i lavoratori sopra i 55 anni. Per loro è stata prevista una “sorveglianza sanitaria eccezionale”, assicurata dal datore di lavoro, con la possibilità di essere considerati temporaneamente inidonei al servizio e quindi sostituiti. Per legge, sono esonerati i lavoratori con più patologie, gli immunodepressi, i pazienti oncologici. Un problema questo che si somma al fatto di aver lasciato facoltà ai prof di sottoporsi al test sierologico per il coronavirus: un terzo di loro non vuole farlo. […]

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